Scritta sul muro in città per sostenere il Rojava

Viaggi nel tempo: siamo davvero dove vorremmo?

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Anche quella mattina era iniziata con un autobus pieno, musica nelle orecchie e voglia di parlare con gli altri pari a zero. “è possibile che tutte le giornate di tutti noi, stipati in questa scatola sulle ruote, debbano iniziare così?!” si era chiesta Sophia anche quel giorno, nel cercare quanto meno uno spiraglio tra la gente e guardare fuori dal finestrino. Purtroppo quella mattina non le è neanche concesso questo e si rassegna a sbirciare lo schermo del ragazzo al quale si ritrova appiccicata..”viaggi nel tempo: siamo davvero dove vorremmo?” legge dalla sua ricerca google. 

“Chissà come mai questo alle 7.30 cerca su internet teorie sui viaggi nel tempo”, si chiede, ma quante volte si era chiesta anche lei se il qui ed ora fosse proprio il dove e il quando in cui desiderava trovarsi? E quante volte con le amiche, con una risata un po’ malinconica si erano chieste: siamo davvero dove vorremmo? Tante… e le sarebbe piaciuto poter guardare come un film tutti i “cosa sarebbe successo se…” dei vari bivi esistenziali in cui era incappata. 

Viaggi nel tempo… segna sul taccuino, in una giornata di inizio ottobre diretta verso la scuola. Una volta arrivata, nell’attraversare l’ingresso si ritrova il solito volantino tra le mani, senza neanche realizzare da dove provenga… “RISE UP 4 ROJAVA” è la prima cosa che legge e così capisce che qualcosa sta succedendo in quel posto di cui aveva scoperto l’esistenza per caso qualche mese prima. 

Un giorno di marzo aveva visto girare una storia, sempre accompagnata da una citazione che le era rimasta scolpita dentro: “Ogni tempesta comincia con una singola goccia”. Era la storia di un ragazzo toscano, di nome Lorenzo, che era morto combattendo in un posto molto lontano da casa sua e forse anche in un tempo diverso, scandito da ritmi, priorità, verità, così lontane da quelle cui ci approcciamo di solito, da sembrare proprio il frutto di un viaggio nel tempo.

Le ore di quella giornata di scuola passarono molto lentamente, mentre Sophia si sentiva un po’ estraniata e cercava su internet le informazioni necessarie a capire cosa stesse succedendo in Rojava, quel posto dove aveva scoperto che l’utopia stava diventando realtà da ormai 7 anni grazie alla lotta di donne e uomini combattenti. Queste persone, per la maggior parte appartenenti al popolo Curdo, agivano e lottavano ogni giorno per realizzare e far crescere il confederalismo democratico, che permetteva a persone di provenienza, etnia, cultura, credo religioso, lingua diversi di vivere insieme nel rispetto di tutte e tutti e dell’ambiente in cui viviamo, la natura. Dunque in questo pezzo di mondo a sud della Turchia, lentamente conquistato pezzetto dopo pezzetto combattendo contro l’organizzazione terroristica dell’Isis, stava avvenendo una rivoluzione politica, sociale e culturale, che metteva al centro i valori dell’ecologia, della parità sessuale tra donne e uomini e della democrazia paritaria autogestita. 

Nelle ore di scuola Sophia aveva scoperto che tutto questo era in pericolo per via della decisione del Presidente americano Trump di ritirare gli aiuti forniti ai curdi per sconfiggere l’Isis e che dopo questa decisione il presidente turco Erdogan aveva deciso di attaccare le zone del Rojava. All’uscita a stento saluta gli altri e prende la via verso casa con un nodo allo stomaco e una camminata veloce, quasi si trattasse di scappare da qualcosa che era ormai dentro di lei, la verità. “Altro che pranzo!” pensò… e scappò via verso casa di Cloto scrivendo di corsa un messaggio “Ciao mamma, non torno ci vediamo dopo”.

All’arrivo suona al citofono e sale le gradinate immaginando già la mezza ramanzina per essersi presentata senza preavviso, il tipico teatrino che mettono sempre su come se non succedesse di continuo e come se Cloto non fosse poi contenta di interrompere bruscamente le sue faccende, le sue letture, la sua musica; puntualmente travolta dall’”emergenza” di turno, divenuta tale sulle corde della vita interiore di Sophia, così sensibili agli smottamenti d’aria del vento che soffia sulla vita che scorre. Ma stavolta il prevedibile non prende la forma della realtà, perché Cloto l’aspetta sulla soglia e appena la vede le dice: ”Sei qui per il Rojava, vero?”.

Anche Cloto dunque è allertata dalle notizie di questa giornata di inizio Ottobre e per quanto Sophia fosse abituata a vederla assegnare ai problemi che di solito gli adulti accantonano con rassegnazione o affrontano con saccenza, l’urgenza e il peso che anche lei gli attribuiva, la stupisce vedere così tanta preoccupazione, accompagnata da una specie di blocco sul volto, che gli dà una nota sofferente. Mancano un paio d’ore al presidio che è stato organizzato in estemporanea, pubblicizzato dal volantino con cui era iniziato tutto, ovviamente ci andranno insieme e l’attesa è riempita da lunghi silenzi. In fondo Sophia sperava di trovare un po’ di conforto al suo dramma, ma si ritrova a capire quanto sia semplicemente reale. 

Stesa sul divano ricerca la lettera che quel ragazzo toscano aveva scritto per annunciare la sua morte, quella lettera che le aveva permesso di scoprire il mondo altro che in quel preciso istante iniziava a svanire, in Rojava. Nel rileggerla si accorge che qualcosa è cambiato in lei rispetto alla prima volta: la serenità con cui Lorenzo parlava di assenza di rimpianti e di sorriso sulle labbra le era sembrata allora davvero lontana, ma ora la scelta di quel ragazzo e i messaggi che aveva mandato al mondo con le sue parole, le arrivavano dritti al cuore e le creavano insieme l’orlo del pianto e l’impossibilità di stare ferma. “Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo di ciascuno di noi si può fare la differenza” aveva scritto Lorenzo, e poi: “ricordate che ogni tempesta comincia con una goccia. Cercate di essere voi quella goccia.”  Ecco, a quel punto l’impossibilità di stare ferma diventa desiderio di non essere affatto nel luogo in cui è e le torna in mente l’inizio di quella giornata incredibile, quando ancora assonnata aveva letto sullo schermo di chissà chi “viaggi nel tempo: siamo davvero dove vorremmo?”. 

Tutto questo riesce a rompere il silenzio tra Cloto e Sophia, che si trovano rispettivamente a fumare pensosa guardando alla finestra e a girovagare senza pace per il salone. 

Sophia rompe il silenzio: “Io non so se sono davvero dove vorrei, in questo momento mi sembra di avere più di un milione di motivi per essere o essere stata a combattere a sostegno del popolo Curdo … mentre lo dico mi sembra assurdo, ma se non lo fosse poi così tanto?!” 

“Non lo so come sarebbe se fossimo state lì” risponde Cloto “in tanti partono per contribuire alla realizzazione di una società veramente giusta, rischiano tanto, rischiano tutto, ma se credono così tanto nel mondo che si costruiva nel Rojava è evidente che non avessero nulla da perdere in questo”

“E io sono così, Cloto?”

“Non posso rispondere a questa domanda al tuo posto Sophia, forse è presto per capirlo o forse è il tempo di capirlo.”

“Ma perché fa così male tutta questa storia?”

“Perché stanno bombardando la speranza, ecco perché.”

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