Dove va il movimento italiano delle sardine?

Stretti come sardine

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Quel pomeriggio Sophia aveva un appuntamento importante, una manifestazione! Aveva deciso di scendere in piazza e unirsi a tanti altri per ritrovarsi tutti stretti come sardine. Da un paio di settimane in diverse città erano in tanti a voler stare così, proprio come lei quel giorno, stretti come sardine. Cloto le aveva scritto, aveva voglia anche lei di far parte di questa marea, unita dalla voglia di dire no all’odio dai palchi, all’odio sui social network, all’odio sociale. L’invito a uscire di casa e scendere in piazza per stare stretti come sardine, proprio nei primi giorni di freddo, era partito dalla città di Bologna (leggi i primi passi delle sardine) un paio di settimane prima ed era in sostanza il seguente: se sei stanco dei messaggi di odio provenienti dagli esponenti di alcuni degli attuali partiti politici, scendi in piazza e porta con te una sardina, disegnala, costruiscila, vieni a formare un banco di pesci liberi dall’odio. 

Andando in piazza, passando tra le prime vetrine addobbate per il “non così imminente” Natale, Cloto si era unita a Sophia e le sue amiche, con la disinvoltura di sempre, nonostante la differenza d’età: 

“Come andiamo ragazze? Ce l’avete una sardina anche per me?” 

“Ma certo!” le aveva risposto Agata che aveva preparato diversi disegni per poterli sventolare e mostrare durante la manifestazione. 

Arrivati in piazza diviene subito chiaro che le aspettative non saranno deluse, si starà letteralmente stretti come sardine: tanta, tantissima gente di tutte le età si unisce alla folla con la propria sardina tra le mani o sulla testa, o al collo; sui volti è stampato un sorriso che sembra quasi una liberazione, nell’accompagnarsi alla scoperta di non essere soli, di non essere in pochi, ma di essere una marea. Nella piazza, al solito chiacchiericcio che attende di spegnersi con l’incipit di un proclama, si sostituisce stavolta un silenzio sacrale: molti guardano in alto, in attesa di qualcuno da ascoltare, qualcuno da guardare, eppure nulla di questo succede. L’attesa invade lo spazio, permea il tempo, direziona i corpi, fino a quando non giunge alle orecchie una musica e la piazza viene illuminata. Così, l’attesa è stata interrotta dal canto, un canto corale che mette insieme le migliaia di voci presenti nello spazio della piazza; è un canto popolare, che tutti conoscono, che accomuna i presenti non per caso, ma per mostrare la loro comune identità; è un canto di unione, è un canto di amore.

Terminato il momento, il chiacchiericcio riprende con il diradarsi della folla e un senso di euforia invade Sophia che nel cantare con così tante persone ha sentito che si è in tanti e che per quanto l’odio venga diffuso e urlato e mandato in giro per il web, tutto questo può fermarlo. A scuola le era stato proposto un progetto che le aveva dato molte consapevolezze su che cos’è l’odio online e da queste era nata la voglia di fare quello che le era possibile per evitarlo. Non avrebbe mai immaginato che qualcuno le avrebbe dato la possibilità di condividere un’esperienza come quella appena vissuta, mobilitando tante persone contro la violenza verbale e l’odio verso alcune categorie di esseri umani cui si stava assistendo negli ultimi mesi. Addirittura questo odio aveva preso la forma di leggi che impedivano a persone in fuga dalla guerra e dalla persecuzione di essere accolte in Italia, e che colpevolizzavano chi si occupava di salvarle dall’annegamento in mare tramite multe e/o accuse di reati particolarmente gravi (vedi decreto sicurezza bis). Tutto questo le aveva trasmesso impotenza, rabbia, anche un po’ di paura di fronte all’ingiustizia fatta legge. 

Andando verso casa, nel tratto di strada in comune con Cloto le sorge spontanea una domanda: “Cloto ma queste sardine da che parte stanno?”… il silenzio in risposta è riempito dalle boccate di fumo … dunque Sophia riprende: “cioè voglio dire, bello stare stretti come sardine e dire no all’odio e a chi fa politica diffondendo notizie false e additando sempre un nemico, ma da che parte stanno?” 

-“Sai” le risponde Cloto “me lo sono chiesta anche io prima di decidere di scendere in piazza con voi, con loro, ma pur non trovando una risposta chiara sono venuta a prendere una boccata d’aria buona. E pensavo mi bastasse, stare in una piazza piena tra sorrisi e persone che credono nel valore della verità e che lo chiedono alla politica, ma tornando a casa mi rendo conto che la tua stessa domanda mi martella i pensieri.” 

-“Ma io starei anche bene così, abbiamo dimostrato che siamo in tanti a volere un discorso diverso e a non condividere questa violenza; succederà poi qualcosa dopo la nostra dimostrazione, non può non succedere nulla. No?”… Sophia rallenta la camminata pensando a quello che ha detto…”Solo che in effetti mi resta la paura che non succeda niente, ed è per questo che mi chiedo da che parte stanno, che fine farà tutto questo…”

– “Sophia, io ne ho visti diversi di questi movimenti nascere da ciò che le persone non vogliono, dall’insoddisfazione della politica e dei partiti che nei giochi di potere in Italia hanno causato più di quello che forse siamo disposti ad accettare, ma è difficile unire così tante persone intorno a ciò che vogliono.”

Così, la conclusione a quel pomeriggio di dicembre aveva il gusto agrodolce dell’euforia schiacciata tra pensieri un po’ invadenti, forse scomodi, ma pronti a insinuarsi in alcuni, chissà quanti, di quelli trovatisi in piazza a stare stretti come sardine. Sophia in particolare aveva allungato non di poco la strada di casa per cercare di mettere ordine tra le sue domande e le sue paure, in questo tragitto aveva ascoltato Cloto parlare di “coincidenze necessarie”, per usare le sue parole, tra odio e inquinamento, odio e sfruttamento, odio e diritti negati, odio e respingimenti in mare. Stando a quello che anche i suoi genitori raccontano, nessuno dei grandi partiti italiani del momento parla chiaramente di rapporti di sfruttamento da ripensare nell’ambito del lavoro; di politiche ambientali nuove e in grado di rispondere alla crisi climatica; di diritti da garantire agli esseri umani a partire dal diritto alla vita e alla felicità senza distinzione di etnia, credo religioso, orientamento sessuale, genere. Un vuoto grande grande, da riempire con la forza e il coraggio di un discorso politico guidato dalla giustizia, senza se e senza ma. 

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