Legalizzare le droghe leggere

Perché legalizzare le droghe leggere?

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1) Qualcosa si muove di nuovo per legalizzare le droghe leggere

Durante le vacanze di Natale Sophia ha approfittato dei giorni arancioni per andare al parco con i suoi amici e le sue amiche. Stando a distanza e con le mascherine la situazione è assolutamente sotto controllo. Intorno al tavolo di legno da dove in estate ci si gode l’ombra, tra le chiacchiere svogliate e le lamentele su quanto queste vacanze facciano schifo, Viola racconta che si è appassionata a una serie di notizie che riguardano la possibilità di legalizzare le droghe leggere. 

«E tu ancora ci credi? Io ho perso le speranze.» dice Matteo che ha ascoltato di sfuggita mentre tornava dal bagno del bar. 

«Guardate che un sacco di cose bollono in pentola, anche io non pensavo ma forse qualcosa si muove» risponde Viola che si è informata tantissimo nell’ultimo mese. A catturare la sua attenzione era stata una notizia di inizio dicembre: l’ONU ha accolto le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, stabilendo che la cannabis ha indubbie proprietà terapeutiche, e che è per questo è necessario eliminarla dalla lista delle sostanze stupefacenti pericolose. Questa decisione, che ha visto favorevoli quasi tutti i paesi dell’Unione Europea, compresa l’Italia ed esclusa l’Ungheria, allontana una volta per tutte la cannabis dall’essere paragonata ad altre droghe come gli oppiacei, i cui risvolti negativi per l’abuso e la dipendenza sono evidenti e notevoli. Al contrario, siccome alla cannabis sono da tempo riconosciuti i poteri terapeutici nel trattamento del dolore e di malattie come la sclerosi multipla, l’epilessia, il morbo di Parkinson, si è stabilito di produrla, estrarla e studiarla per uso medico e scientifico con libero commercio internazionale. Negli stessi giorni, viste le vittorie ai referendum sulla legalizzazione, gli Stati Uniti hanno stabilito di depenalizzare la marijuana in tutti gli Stati, con il voto del Congresso che aspetta di essere confermato in Senato.

L’argomento interessa tutti, il pomeriggio ha svoltato, partono le domande, le curiosità, allora Viola si propone di organizzare un gioco e dà appuntamento a tutti per il pomeriggio seguente (ancora arancione), stesso posto stessa ora

Il giorno seguente il gruppo si trova animato da una certa curiosità per questo appuntamento che si è riempito di aspettative, «finalmente una cosa bella da aspettare che non sia una serie tv!» pensa Sophia andando verso il parco. Ritrovatisi al solito tavolo, tutti aspettano indicazioni da Viola che ha preparato tutto e spiega le regole, sul tavolo c’è un cartellone, al centro una grande scritta “LEGALIZE?!”: il gioco si basa sulla possibilità di mettere a confronto due opinioni diverse, una a favore e una contraria alla possibilità di legalizzare le droghe leggere. Alcune di queste opinioni e argomentazioni Viola le ha già preparate, attingendo alle varie cose che ha letto, ma anche alle discussioni con i parenti che ha fatto più volte. Poi dà carta bianca ai suoi amici, che quindi possono aggiungere altri foglietti con opinioni varie che rispondono alla domanda secca: “legalizzare le droghe leggere, sì o no?”

Legalizzare le droghe leggere

 

2) Legalizzare le droghe leggere, perché no?

Sophia è molto curiosa, ogni volta che si parla di legalizzare le droghe leggere vengono fuori tantissimi pregiudizi e stereotipi sui quali adora ragionare, ha come un radar che li individua, non le piacciono, si diverte a provocare chi li fa emergere, quasi sempre senza accorgersene. Quando il gioco parte si creano delle coppie di persone, ognuno deve argomentare l’opinione che gli è capitata sul foglietto cercando di convincere gli altri, ma soprattutto deve convincere Viola, che dopo aver organizzato il gioco fa la giudice di questo tribunale. Prevedendo di sentire dalla bocca dei suoi amici opinioni che mai porterebbero avanti, Sophia ripensa all’arte dell’eristica, insegnata dai Sofisti di seconda generazione ad Atene, che serviva a confutare la tesi dell’avversario indipendentemente dalla verità di ciò che si sta dicendo. Lei per prima potrebbe pescare un bigliettino con un’idea che non le piace affatto, chissà come andrà!

 

PRIMO ROUND: 
PRO LEGALIZZAZIONE CONTRO LEGALIZZAZIONE
La marijuana non è letale, è praticamente impossibile morire per overdose di THC (il principio attivo della cannabis, responsabile dell’effetto psicotropo), infatti non ne esistono casi. Quindi, garantire a chi ne fa uso di non essere sanzionato, non comporta particolari rischi.  Parlare di droghe leggere o pesanti non ha senso, bisogna invece parlare di sostanze stupefacenti/psicoattive; tutte queste sostanze sono in grado di alterare l’equilibrio psicofisico di chi le assume. Per questo chi è sotto l’effetto di sostanze stupefacenti rischia di mettere in pericolo gli altri nelle relazioni sociali e nelle azioni pubbliche (ad es. guidare), perché non è in sé.

 

Vince Claudia con le opinioni contro la legalizzazione delle droghe leggere, ha impressionato la giudice con i racconti dei morti in strada e dei bambini che non sono sicuri a giocare nei parchi. Li ha tirati fuori pensando ad un certo tipo di adulto che parla di queste cose, come ne ha sentiti tanti, anche in TV; al contrario Giuliano si è limitato a ridicolizzare chi crede che farsi di eroina sia la stessa cosa che fumarsi una canna. Anche se Viola ha fatto vincere le argomentazioni di Claudia, prima di passare avanti specifica: «la decisione dell’ONU, che si basa sulle relazioni scientifiche dell’OMS, ha appena allontanato la cannabis dagli oppiacei, stabilendo che non sono assimilabili! Quindi questo argomento classico non ha più futuro» dice compiaciuta. Giuliano aggiunge: «Ma raga, basta pensare che in Italia la legge Fini-Giovanardi, che considerava droghe leggere e pesanti allo stesso modo, alla fine era incostituzionale, fate un po’ voi…» 

Sophia conosce già alcune di queste cose, ma altre le sta sentendo per la prima volta, Cloto le aveva parlato di come la “lotta alla droga” fosse piena zeppa di contraddizioni, pur convincendo molte persone perché figura come una garanzia, una lotta contro qualcosa che fa male. Sophia aveva chiesto e si era chiesta più volte perché non fosse possibile parlare delle sfumature del consumo di droghe, invece di trattarlo sempre con il terrorismo psicologico che giustifica il divieto e poco più. Di gente che fuma e fa girare marijuana ce n’è un sacco intorno a lei e a volte ne approfitta, chi non vuole guai compra semplicemente gli alcolici senza problemi, ma di tutto questo non c’è modo di parlare per evitare casini pur facendone uso. Quello sulla droga è il classico argomento aut-aut, bene-male, divieti stretti, che più è così più ti ci butti a capofitto, senza nessuno che ti spieghi dov’è il punto e come fare a stare bene; quando capita, l’euforia si mescola all’ansia e a un’insicurezza senza confini, che invade i non detti come una fitta nebbia che ti butta nel caos. 

Lo sguardo perso nel vuoto di Sophia viene intercettato dagli amici che sono pronti per il secondo round: «Ci sei?» … «sì sì continuiamo!»

 

SECONDO ROUND: 
PRO LEGALIZZAZIONE CONTRO LEGALIZZAZIONE
Legalizzare le droghe leggere permette di fare un danno alle mafie in Italia, che potrebbe metterle letteralmente in ginocchio. La produzione e lo spaccio della droga è infatti in mano alle mafie di tutto il mondo, dà proventi enormi alla criminalità organizzata e al terrorismo. Non a caso Roberto Saviano, da sempre impegnato nella lotta alla mafia, è favorevole alla legalizzazione. Se è vero che le mafie verrebbero ostacolate, è anche vero che le persone che si drogano tendono a commettere piccoli reati per trovare soldi e comprare le sostanze, oppure ad essere violenti tra amici e in famiglia, o provocano incidenti stradali e vandalizzando lo spazio pubblico, perché non sono in sé. Quindi comunque legalizzarle aumenterebbe la criminalità e i reati, rendendo la società meno sicura.

 

Questa volta i PRO hanno decisamente la meglio, Matteo ha pescato proprio il bigliettino con l’argomentazione che aveva inserito, conosce Saviano, gli piace, ha già letto le interviste in cui spiega perché è importante legalizzare le droghe leggere. Dopo il verdetto della giudice del gioco, nel gruppo parte una discussione su quanto sia diffuso il pregiudizio verso le persone che fanno uso di sostanze psicotrope/stupefacenti. «Per curiosità» chiede Sophia «questa cosa che chi si droga di base delinque, vandalizza, ruba, aggredisce, l’hai sentita da qualche parte o lo pensi davvero?». Lorenzo sta sul vago, non sa bene cosa rispondere, si sente attaccato, lascia parlare gli altri che si dividono raccontando episodi a favore dell’una o dell’altra ipotesi. Finalmente interviene Viola, che sbotta dicendo: «guardate che in Italia i consumatori dichiarati di marijuana sono 6 milioni, il 10% della popolazione, mi sembrano veramente tanti, contando anche quelli che non lo dichiarano sono molti di più! Per essere così tanti significa che sono ovunque, non solo tra i ragazzi e le ragazze della nostra età, ma tra gli adulti che ci circondano, che lavorano e hanno vita sociale e la loro famiglia e fanno tutto quello che c’è da fare; di certo il 10% della popolazione italiana non delinque mettendo a rischio la nostra incolumità. Per dire, stando ai dati dai paesi USA che hanno legalizzato le droghe leggere a scopo ricreativo, provando a stare con le abitudini delle persone e non contro, è successo che tra le cause più frequenti di incidenti stradali non c’è l’uso di marijuana, ma quello di alcol e del cellulare alla guida.» 

«Ma così ci stai rovinando il gioco, hai spoilerato!»

«Cavoli mi avete fatto distrarre!» risponde Viola che aveva inserito alcune di queste informazioni nei bigliettini del gioco. 

«Dai, continuiamo a leggerli tutti, vediamo cosa ne viene fuori» dice Lorenzo che si è appassionato a questa discussione, oltre ogni aspettativa gli permette di scoprire un sacco di cose che non sa.

Rimettendosi tutti a guardare i bigliettini del gioco, oltre a quelle già emerse vengono fuori due grandi tematiche: una economica e una sociale legata alle dipendenze. La questione economica riguarda il risparmio di una cifra che in Italia va dai 7 ai 9 miliardi di euro da parte dello Stato, soldi che ora sono impiegati per la lotta alle droghe, per la detenzione e la gestione di persone che hanno commesso piccoli reati di spaccio e coltivazione, e che potrebbero essere risparmiati, con aggiunta di guadagno da parte dello Stato che tasserebbe la vendita della marijuana legalizzata. Verrebbe piuttosto stroncata l’attività sotterranea delle mafie, alle quali sono attualmente costrette a rivolgersi molti cittadini che vorrebbero fortemente evitarne i guadagni e le attività illecite. Tra i bigliettini sbuca quello con la testimonianza di una persona, 35enne, che Viola ha trovato su internet: si tratta di un uomo, lavora e dice che non fuma tabacco, non beve alcolici, non prende neanche il caffè, ma la sera fa uso di marijuana ed è costretto a violare la legge, a prodursela da solo oppure a incentivare il mercato nero mafioso, che ti dà un prodotto di cui non conosci la qualità e che in alcuni casi è maledettamente cattivo, qualcuno ci rimane pure mezzo secco, non si ripiglia più. «Madonna che ansia» commenta Matteo che si è immedesimato un bel po’ e che non capisce perché deve sentirsi sempre un mezzo delinquente per quello che per lui è un piacere, ha tanti amici che si sbronzano forte, ma a lui neanche piace e non lo fa quasi mai. Eppure sono proprio gli amici, che vanno più fuori di lui con l’alcol, a cercare di convincerlo a non fumare più, perché “se è illegale un motivo ci sarà”, gli dicono. I pareri contrari alla gestione statale della produzione e della distribuzione della cannabis dicono che si tratta di un sistema enorme da realizzare da zero, che non ci sono le risorse, ma i posti di lavoro che la legalizzazione creerebbe sono stati stimati intorno ai 400.000. «A però! E buttali via con la crisi economica…» commenta Claudia.

Legalizzare le droghe leggere

5 anni fa in Italia un tentativo di legalizzazione proponeva di poterne produrre, vendere e possedere una certa quantità, pagando le tasse relative a questa attività commerciale. La legge avrebbe lasciato ai cittadini la produzione e la vendita, allargava le maglie sul consumo personale e permetteva controllo e trasparenza, non ha portato a nulla, il PD e la Lega si sono opposti.

 

«Qualcuno mi spiega cosa vuol dire “droga di passaggio al contrario”?» chiede Sophia col bigliettino in mano che le sarebbe capitato per il suo turno. Viola e Matteo, i più appassionati, si completano le frasi a vicenda quando si mettono a spiegare che storicamente, tra le motivazioni di chi è contrario a legalizzare le droghe leggere, c’è quella del passaggio, una porta d’ingresso che tramite la marijuana si aprirebbe al consumo di sostanze stupefacenti più forti, più pericolose, come la cocaina e l’eroina. «Tuttavia, due delle notizie che ho trovato smentiscono questa idea» sostiene Viola «la prima, riguarda l’uso della cannabis terapeutica con CBD e a basso tasso di THC, che rappresenta un passaggio al contrario, di uscita dall’uso di droghe pesanti, permettendo a molti di disintossicarsi dall’uso di alcol e di altre sostanze; la seconda è che negli USA, lo stato del Colorado che ha legalizzato la marijuana ha visto scendere notevolmente il suo consumo tra gli adolescenti, che quindi non solo non sono passati ad altre droghe, ma hanno diminuito il loro consumo. Tutto può succedere, se si prova a fare diversamente, no?»

«Ascolta ma tutte queste cose tu come fai a saperle?» chiede stupito Lorenzo di fronte all’ennesima notizia di cui Viola parla agli amici, ormai all’imbrunire di questa fredda giornata invernale. 

«Da cosa nasce cosa» risponde Viola mentre si infila i guanti per l’ennesima volta «a me piace fumare, posso farlo senza nascondermi e ne parlo con i miei, ma non è questo il punto. Non digerisco il proibizionismo che dice no per partito preso, senza guardare mai all’esperienza delle persone che chiedono la legalizzazione. Però per portare avanti un’idea in cui credi ti devi informare, altrimenti la tua opinione diventa una grande bolla vuota. Un anno fa ho visto che era nata questa campagna per legalizzare le droghe leggere che si chiama Meglio Legale e ho iniziato a leggere di tutto, ve l’ho detto che qualcosa si sta muovendo davvero, novità bollono in pentola e io non sto nella pelle, spero tanto le cose cambino.»

«Cavolo è tardi! Scappo, ci sentiamo…» Sophia corre a prendere l’autobus.

3) Se i non detti diventassero detti

Alla fine della giornata Sophia ha finalmente qualcosa di interessante da annotare sul suo taccuino, il pomeriggio è stato una bomba esplosale dentro, tra informazioni, riflessioni, pensieri, contraddizioni. Non riesce a scrivere un pensiero lungo e finito, così annota, di getto:

Ho il diritto di provare piacere?

Ho il diritto di sapere qual è il limite da non superare per il mio bene?

Ho il dovere di farmi del bene…

Tutta questa gente in Italia non è importante? 

Mentre scrive le si accende lo schermo del telefono, è Cloto, whatsapp: «Mi chiami?» La sua vecchia amica sta un po’ strippando con questa storia del “lockdown”, non c’è niente che la butti fuori di casa e che la faccia crescere ancora un po’, sempre ancora un po’, anche se ha decine di anni in più rispetto a Sophia che pensa di dover fare tanta strada. La chiama. Il racconto del suo pomeriggio riempie il tempo della chiacchierata e sfama Cloto della sua voglia di vita: argomento vecchissimo, nuovi occhi a giudicarlo e la speranza che stavolta qualcosa succeda davvero. 

Per la sua esperienza, che ha vissuto gli anni peggiori della diffusione delle dipendenze, Cloto continua a pensare che «nessuno vuole occuparsi di questa cosa, se non per mettere regole stringenti, se non per proibire piuttosto che informare. C’è tantissima strada da fare per arrivare a legalizzare le droghe leggere, di accettazione delle informazioni scientifiche prima di tutto, di sensibilizzazione poi. La gente ha paura di ciò che non può controllare e i disturbi da uso di sostanze sono un problema molto serio, una patologia che ovviamente non è desiderabile per nessuno. Ma, se l’esistenza di qualcosa provoca dei problemi di salute, questa cosa va gestita a livello sociale, educativo [leggi dei risultati in Islanda], assistenziale, di certo non a livello penale.» Cloto conferma questa sensazione che Sophia ha di scherzare con il fuoco, “piacere e pericolo, il limite di cui nessuno parla” «Titolone da libro, che ne dici?» propone Sophia. Tra le risate ,anche questa volta sperano e immaginano un mondo senza tabù, in cui iniziare a parlare seriamente di legalizzazione, per rispettare i diritti civili di chi consuma, ascoltando le migliaia di persone che hanno una storia da raccontare, per provare a fare le cose diversamente, tutelando il benessere delle persone prendendolo seriamente a cuore.

PER INFORMAZIONI E RICERCHE SEGUI QUESTI LINK:

-Come seguire la campagna meglio legale? (qui) [cerca @megliolegale sui social]

-Le migliori smentite agli argomenti proibizionisti? (qui) e (qui)

-Come funziona oggi la legge in Italia? (qui anche se non approvo la foto!)

-Quali sono i problemi della cannabis terapeutica in Italia? (qui)

-Perché è importante che in USA ci sia una svolta antiproibizionista? (qui)

  • Se hai voglia di scoprire il rapporto critico e contraddittorio che ha avuto l’Italia con la gestione dei disturbi da uso di sostanze stupefacenti, nel momento più critico della storia delle dipendenze, guarda “Sanpa” su Netflix

 

Questo spazio è aperto, scrivi nei commenti le tue riflessioni, le tue domande, i tuoi dubbi. 

 

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