Cosa sono i giorni della memoria

Giorni della memoria

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1) 27 gennaio: l’occasione di un giorno per parlare dei giorni della memoria

«Come ogni 27 gennaio si celebra oggi il giorno della memoria» inizia così la dodicesima (?! ha perso il conto) giornata della memoria che Sophia trascorre in classe. Questa mattina non è in DAD, vede negli occhi il professore che parla, si gira e può sorridere ai suoi compagni e alle sue compagne di classe, quelli che odia e quelli che ama, tutti le sono mancati per mesi. «Ma partiamo da una domanda: cosa sono i giorni della memoria?» il professore inizia così la celebrazione della data internazionale fissata per commemorare in tutto il mondo i 15 milioni di persone, di cui 6 milioni di fede ebraica, morte a causa della persecuzione nazi-fascista tra il 1933 e il 1945. «Scusi Prof, ma perché dice “giorni della memoria” al plurale?» la domanda che va a interrompere il professore suona di novità, dallo schermo di solito tutto si gioca tra alzare la mano virtuale, avere la parola minuti dopo quando si sta ormai parlando d’altro, oppure rinunciare a intervenire per il rischio di non essere sentiti (“mi sentite?” prima di tutto, e il nervosismo per l’interruzione che sale). Il professore risponde: «Grazie per l’assist Gabriella, vorrei proporvi quest’anno di recuperare alcune giornate di cui non abbiamo parlato ancora e di raggiungere alla fine il giorno per la commemorazione delle vittime dell’Olocausto. Chiedendoci cosa sono i giorni della memoria impareremo a ricordare cose molto importanti.»

A Sophia è già capitato di pensare che il giorno della memoria rischia di rimanere una ricorrenza vuota, anche quando (diciamo sempre) è accompagnata da commozione e intenzione reale a non ripetere “mai più” un’atrocità del genere. Si trova quindi ad ascoltare con curiosità cosa sono i giorni della memoria, spera in qualcosa di diverso, che pure dia la giusta importanza a tutte le vittime dell’Olocausto, forse il suo professore oggi l’acconteterà.

Inizia dicendo: «vorrei partire dal 24 gennaio, domenica scorsa è stata la giornata internazionale dell’educazione, è una ricorrenza nuova introdotta nel 2019, per ricordarci che l’educazione è un diritto umano fondamentale. Il rispetto di questo diritto ci permette di ottenere che gli individui siano persone, cioè che lo sviluppo della loro umanità sia completo, che sappiano vivere sapendo cosa gli succede dentro, per dirla con Socrate e il suo “conosci te stesso”; che sappiano scegliere chi vogliono essere; che sappiano pretendere e ottenere ciò che gli è dovuto e dare lo stesso agli altri.» Per parlare di questo primo giorno della memoria, il Prof ha organizzato un’attività di gruppo che chiede a tutte le persone della classe di rispondere a una domanda: “cosa vi aspettate dall’educazione?”

 

24 gennaio giornata internazionale dell'educazione

Secondo un’indagine di Save the Children in Italia nel 2018/19 quasi uno studente al secondo anno delle superiori su quattro (24%) non raggiungeva le competenze minime in matematica e in italiano, il 13,5% abbandonava la scuola prima del tempo e più di uno su cinque (22,2%) andava ad incrementare l’esercito dei NEET, cioè di coloro che non studiano, non lavorano e non investono nella formazione professionale. Questi dati verranno aggiornati e i trend in evidenza risulteranno estremamente peggiorati a causa della gestione dell’istruzione durante la pandemia.

 

Il risultato della mezz’ora di confronto avuto in classe tra tutti gli studenti e le studentesse lo si legge su 4 cartelloni che ora campeggiano sulle mura dell’aula, molte scritte si affollano sul muro:

L’EDUCAZIONE DEVE AIUTARMI A CAPIRE IL MONDO IN CUI VIVO
VOGLIO CHE MI AIUTI A GESTIRE I MIEI PENSIERI E LE MIE EMOZIONI
L’EDUCAZIONE DEVE INSEGNARE A TUTTI IL RISPETTO DELLA DIVERSITÀ
NON VOGLIO ESSERE EDUCAT* VOGLIO ESSERE CAPIT*
L’EDUCAZIONE DEVE METTERCI TUTTI IN CONDIZIONI DI IMPARARE
L’EDUCAZIONE DEVE AIUTARMI AD ESSERE AUTONOM*
VOGLIO IMPARARE A NON MOLLARE
DEVE AIUTARMI A COSTRUIRE LE MIE IDEE E LE MIE OPINIONI
SERVE PER IMPARARE A CHIEDERE AIUTO
VORREI CHE L’EDUCAZIONE MI AIUTASSE AD ACCETTARMI

 

Mentre il prof gira tra le scritte sui muri con notevole curiosità, Sophia riporta alla classe quello che nel suo gruppo di lavoro è venuto fuori sull’educazione, i vari punti di vista si sono uniti nella conclusione finale che «grazie all’educazione possiamo imparare a rispettarci e a pretendere di essere rispettati, questo ci fa capire che gli esseri umani sono tutti uguali e che tutti vogliono e devono essere rispettati.» 

Da un altro gruppo raccontano la loro esperienza con le scorse giornate della memoria: «il giorno della memoria per le vittime dell’Olocausto per noi è sempre carico di tristezza, le prime volte è stato un vero e proprio shock vedere e realizzare quello che è successo durante l’Olocausto; di solito diciamo e sentiamo dire che non deve accadere mai più, ma la nostra sensazione è che si tratti di una cosa così lontana e folle, che è ovvio non possa accadere nel nostro tempo.»

 

2) Giorni della memoria passata e il presente che a tratti dimentica

Prendendo spunto da questo intervento degli alunni e delle alunne della classe, il professore proietta immagini e video che arrivano dalla Bosnia e dalla Croazia, dai luoghi della rotta balcanica in cui da anni migliaia di persone cercano di raggiungere l’Europa a piedi (65.000 persone in 3 anni). Le immagini mostrano persone mezze nude in mezzo al gelo e alla neve, senza una casa oppure accampate in sistemazioni che anche con un clima più mite sarebbero inadeguate. Tra il 2019 e il 2020 sono stati registrati 20.000 respingimenti sul confine croato, dove la polizia riporta indietro i migranti che testimoniano casi di furto, frode, respingimento coatto; dall’Italia più di 2.000 persone hanno subito questo trattamento al confine con la Slovenia e il tribunale di Roma ha condannato questa pratica in questi giorni. «Tutto questo sta succedendo ora, in questo istante» dice il professore riferendosi alle immagini e indicando il tempo metereologico che all’esterno della classe mostra la sua cattiveria, «e probabilmente sempre ora, in questo momento, tra la Libia e l’Italia molte persone si stanno mettendo in movimento, qualche barchetta si sta avviando verso l’ignoto.» Con questi racconti ad alto impatto il professore passa alla seconda data, per continuare a riflettere su  cosa sono i giorni della memoria: il 18 dicembre è la giornata internazionale dei migranti, nata insieme a una Convenzione internazionale volta a tutelare i diritti dei lavoratori migranti; molti Paesi del mondo, tra cui l’Italia, non la stanno ratificando. «Questo giorno ci ricorda che spostarsi è un diritto, che cercare condizioni di vita migliori è un diritto umano. Difatti vi è stato detto tante volte che il vostro futuro è in Europa, vero? Che potrete spostarvi per realizzare i vostri progetti e i vostri sogni … »

«Ma cosa ci rende migliori di chi sta senza scarpe a varcare un confine decine di volte? Abbiamo solo la fortuna di essere nati qui e non altrove, per puro caso.» interrompe Giulia, parecchio presa dal discorso. 

La discussione in classe si fa interessante, alcuni temono che ci sia una idea razzista alla base di questa classifica tra chi ha il diritto di spostarsi e chi no. Qualcun altro  sottolinea che le regole delle Istituzioni come l’Unione Europea sono difficili da capire, quindi non si può giudicare senza sapere. «Però questa gente muore sotto i nostri occhi da anni» interviene Sophia «ci sarà pure qualcosa da fare!»

Giorni della memoria

Nella primavera del 2018, in seguito alla chiusura della rotta balcanica, che attraversava Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia, Ungheria, Slovenia e Austria, i migranti diretti in Europa hanno cominciato a usare un altro percorso attraverso la Bosnia-Erzegovina.

 

Francesco prosegue: «E mentre nessuno fa niente si moltiplicano le persone convinte che sia giusto così, che chi è in migrazione deve essere lasciato a morire nella neve o nel mare, perché gli italiani vengono prima.» 

Il professore segna sulla lavagna tutte le opinioni che emergono cercando di dar loro un ordine e una forma, ma il tempo stringe, «mi spiace interrompervi, ma vorrei parlare di come è andata in Germania circa 90 anni fa.» Sophia e i compagni di classe andrebbero volentieri avanti a parlare di questa questione attuale, temendo di sentir dire cose che hanno già ascoltato, di vedere immagini che hanno già visto, sulla shoah

Il professore parte riepilogando come si è arrivati a 15 milioni di morti: «la persecuzione nazista iniziò subito dopo che Hitler andò al potere nel 1933 e aveva l’obiettivo di eliminare tutti quelli che erano considerati “indesiderabili” dal regime. Vista la teorizzazione dell’esistenza di una razza ariana tedesca, erano indesiderabili tutti quelli che non rispettavano i canoni e le caratteristiche di questa razza, ma anche quelli che non credevano alla sua superiorità sulle altre o che non credevano affatto nell’esistenza delle razze. I “non-ariani” e gli “indegnamente-ariani” erano tanti: persone di fede ebraica, persone di etnia rom, le popolazioni slave e africane, gli oppositori politici, intellettuali discordi con le idee del regime, persone disabili, comunisti, persone omosessuali. La lista è lunga e ci fa capire come si è arrivati a 15 milioni di morti, 15 milioni di persone indesiderabili.»

«Va beh ma indesiderabili per chi poi? Mi sembra un concetto talmente soggettivo.» interviene Gabriella, che aveva ascoltato dalla prima parola cosa sono i giorni della memoria.

«Ottima osservazione, solo il fatto che in una società esistano persone indesiderabili crea un enorme problema, perché i diritti umani o sono di tutti o non sono di nessuno.» Il professore recupera dei fogli dalla cattedra e riprende «oggi in Italia siamo sempre di meno ad avere questa certezza, un terzo degli italiani è esplicitamente disponibile a tollerare comportamenti xenofobi; il processo di la gerarchizzazione etnica in Italia è in atto da ormai dieci anni. Questo fenomeno, il suo dilagare strisciante, ha portato e sta portando alla creazione sempre più frequente di gruppi organizzati basati sulla supremazia delle persone bianche per etnia e desiderosi di eliminare persone “indesiderabili”. Nel 2018 a Macerata un terribile attentato ai danni alle persone in accoglienza in città ha causato 6 feriti da arma da fuoco; intorno al protagonista dell’attentato, condannato a 12 anni, si sono raccolti molti italiani che tramite i social inneggiano al suprematismo bianco e diffondono idee antisemite. La scorsa settimana è stato arrestato a Savona un ragazzo di 22 anni che aveva fondato un gruppo suprematista e progettava di “uccidere ebrei”, organizzare attentati durante le manifestazioni di stampo femminista e atti violenti contro quelli che per lui sono indesiderabili.»

Il silenzio a questo punto riempie l’aula, non è poi così lontano quel mondo in cui si pensava che ci sono persone “indesiderabili”. Il professore prende parte a questo silenzio in cui culmina il lungo percorso che dall’educazione li ha portati fin qui, il punto dove la memoria fa effetto.

Per concludere abbassa il tono di voce, non è più quello preso dalle tante notizie sulle più pericolose tendenze globali che sanno di ingiustizia e che fanno molta paura, ma quello pacato di chi vuole mettere un accento finale sul delicatissimo tema di cui insieme si sono occupati: «ripetiamo ogni anno che non vogliamo succeda mai più e lo facciamo di fronte a immagini di scheletri ammassati, scarpe accumulate, luoghi di morte come i campi di sterminio, ma quei fatti possono portarci a chiedere: chi sono gli “indesiderabili” oggi? Il senso della commemorazione di quelle vittime arriva a me, e spero anche a voi, se ci concentriamo sulla vita quotidiana di tutti quei cittadini tedeschi, polacchi, austriaci, italiani, che ogni giorno andavano avanti sapendo quel che succedeva, ma vivevendo confortati dalla loro desiderabilità, momentanea, fallace, terribile. Noi non possiamo essere quei cittadini.»

La campanella suona, inesorabile mette fine a queste due ore di confronto, la compagna di banco di Sophia, mentre ascoltava tutti i pensieri affollatisi nello spazio dell’aula, ha disegnato una scritta bellissima che dice POSSIAMO SOLO CREARE MONDI LIBERI. Il professore saluta: «Ci vediamo domani, spero che “l’educazione” oggi vi abbia soddisfatto.»

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