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Dare il voto ai sedicenni e finirla con il paternalismo

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Il mese di marzo è di nuovo uno spettacolo che guardiamo fuori dalla finestra, affascinati dal trasformarsi di alberi spogli in rigogliosi e colorati cespugli di fiori e di foglie. In Italia questo marzo vede rispuntare, come le nuove foglie sui vecchi rami, il dibattito sull’opportunità di dare il voto ai sedicenni. Tutto succede perché il partito di centro sinistra (Partito Democratico) cambia improvvisamente il segretario, ovvero il leader: all’inizio del mese Nicola Zingaretti si dimette, così dopo qualche tempo la persona che prende il suo posto parla di nuove proposte e nuove idee, tra cui spicca quella di dare il voto ai sedicenni. Come non parlare di questa notizia in un casalingo sabato sera con ospiti a cena? In realtà l’ospite è una ed è molto speciale, tanto da tenere in cucina Sophia e i suoi genitori tutto il pomeriggio, ascoltando musica e godendosi un po’ di tempo insieme dopo essersi ignorati a lungo nei giorni precedenti, i malumori della chiusura in casa sono per tutti.

Cloto, l’amica che ha già vissuto 4 volte gli anni di Sophia e che custodisce i suoi pensieri, quella che tante volte le ha aperto la porta per un pranzo improvvisato, con cui condivide pigiama party da molti anni, arriva puntuale alle 18.30; per potersi godere qualche ora insieme di questi tempi è necessario anticiparsi un bel po’, alle 22.00 c’è il coprifuoco! Sedute in salotto tra gli stuzzichini da aperitivo Sophia e Cloto confabulano un po’ sugli ultimi aggiornamenti dall’ultima videochiamata, quando vengono interrotte da Gaia, mamma di Sophia, che esordisce chiedendo: «avete sentito che Enrico Letta ha proposto di nuovo di dare il voto ai sedicenni? Per te Sophia sarebbe una bella opportunità! Ti piacerebbe andare a votare, vero?» 

Sophia è un po’ scettica sull’impatto che un singolo voto, il suo, può effettivamente avere sulla realtà del mondo che la circonda, sente che sono più efficaci le mobilitazioni a cui partecipa e che a volte organizza in prima persona. Le piace il senso di condivisione degli stessi principi e gli stessi valori con persone della sua età, capaci di riempire piazze intere. Tuttavia, ha già avuto modo di capire che questi movimenti e  tutte le mobilitazioni avviate per cause giustissime vengono liquidate con grande semplicità visto che i protagonisti non hanno potere elettorale

Il grande esempio è quello del movimento Fridays for future, al quale ha preso parte fin dal primo sciopero nel 2019 e che è cresciuto esponenzialmente in tutto il mondo, coinvolgendo persone di tutte le fasce d’età, ma rimanendo un movimento principalmente giovanile. Nonostante le rivendicazioni di Friday For Future, unite a quelle di Extinction Rebellion, si basino su verità scientifiche ampiamente dimostrate e nonostante sia in ballo il futuro di un’intera generazione che sta provando a immaginarselo, nonostante tutto, le roccaforti del potere a livello globale non fanno nulla per rispondere efficacemente a queste richieste. Inizialmente c’è stato scetticismo, poi un benevolo “occupatevi della scuola, ci penseremo noi”, poi le promesse di una rivoluzione Green che non mette assolutamente in discussione i veri problemi alla base dell’emergenza climatica, e in Italia l’impossibilità di coinvolgere i giovani nella gestione del fondo europeo stanziato apposta per il loro futuro. Questo è tutto quello che Cloto ama chiamare “pacche sulle spalle”. «Non è vero, forse?» chiede Sophia «che sono tutte pacche sulle spalle? Grandi applausi per la consapevolezza delle nuove generazioni, ma niente che le prenda seriamente in considerazione, questo è perché non votiamo!»

«Purtroppo Sophi» le dice Andrea dal divano di fronte «se anche votaste sareste troppo pochi, ma non lo dico affatto per scoraggiarti, solo che il peso che i giovani possono avere in Italia è sempre relativo con una popolazione così anziana. La fetta di popolazione che ha peso politico con l’insieme dei propri vuoti è fatta di gente che ha più di 50 anni e i cambiamenti accelerati del nostro tempo stanno creando delle voragini tra una generazione e l’altra. Non so se dare il voto ai sedicenni sposterebbe di molto le direzioni di proposte e azioni politiche, ma penso che sarebbe un’occasione quanto mai concreta per farvi ascoltare.» Il padre, con cui Sophia è andata alle manifestazioni per aprire le scuole negli ultimi mesi, è un grande sostenitore delle sue battaglie, anche se a volte un po’ troppo pessimista per i suoi gusti. Nonostante questo si è sempre attivato per ascoltare prima di tutto ciò che Sophia e la sua generazione cercano di esprimere, per poi sostenerli con la sua presenza, ma anche infilandosi, insieme a Gaia, in scomode discussioni con i suoi amici, pronti a liquidare tra battute di cattivo gusto tutto l’impegno di giovani che alla paura per il futuro hanno aggiunto nell’ultimo anno la paura per il presente. 

Proprio perché ha partecipato alle manifestazioni del movimento che si batte per scuole aperte e sicure durante la pandemia, il papà di Sophia sa che i giovani uniti in “Priorità alla scuola” hanno dimostrato che gli adolescenti riconoscono l’enorme valore della scuola, ma anche che hanno le idee molto chiare su quello che la scuola dovrebbe dare loro, coinvolgendoli maggiormente con una orizzontalità che permetterebbe di approfondire tutto ciò che è prioritario dal loro punto di vista e esprimersi in continue sperimentazioni sulle loro idee. 

«Mi viene da dire che farei volentieri a meno di spartire il potere del mio voto con generazioni così retrograde» continua Sophia dopo l’osservazione che suo padre ha fatto sui cambiamenti di questo tempo «sento che a volte provo un astio incomprensibile per gente così scollegata dal mondo da sostenere che la parità di genere è già realtà, che l’omosessualità è una malattia, totalmente inconsapevole di tutti i progressi dovuti agli studi di genere e incapace di renderli realtà con tutele, diritti, rappresentatività; per non parlare dell’incapacità di accettare la multiculturalità del mondo costretto a muoversi su strade tutte nuove. Quel tizio lì, Enrico Letta, ha anche parlato della legge sullo ius soli che sarebbe non solo giusta, ma anche urgente, perché di persone nate e cresciute in Italia senza cittadinanza e senza diritti ce ne sono veramente tante. Ma anche quelli che si sforzano di far finta di avere una mente aperta non ce la fanno a seguire i passi che la nostra società potrebbe fare in avanti.»

«Avere un profilo Facebook non ti ha fatto bene secondo me» le dice Gaia mentre si mettono a tavola per mangiare la pasta al forno fumante. «Ma infatti odio ogni giorno di più tutto quello che ci leggo, dovrei disintossicarmi» risponde Sophia sorridendo. Neanche a farlo apposta la tv è accesa su un canale in cui un programma di attualità politica incentra la sua trasmissione sul tema del voto ai sedicenni, in sovraimpressione gira in maiuscolo la frase “È GIUSTO DARE IL VOTO AI SEDICENNI?” Ovviamente a parlarne ci sono tutte persone che tendenzialmente hanno dai 50 anni in su, a maggioranza maschile. Facendo una breve sintesi di quello che emerge dalle loro opinioni, ascoltate senza troppa attenzione tra una portata e l’altra, emerge che i giovani di 16 anni non sono abbastanza maturi, che non si informano e non capiscono come funziona la società, per cui dare loro la possibilità di votare sarebbe avventato, uno sbaglio che rischia di ingrossare le fila di quei movimenti populisti, che con i loro messaggi sono capaci di convincere i più immaturi.

Ormai al dolce, decisamente alla frutta per via delle considerazioni emerse in tv, Cloto si trova un po’ indispettita dal tema del voto ai sedicenni, o meglio dal modo in cui ne ha sentito parlare al di là dallo schermo: «Quanto paternalismo nella frase “non capiscono come funziona la società” in un mondo di adulti che è stato completamente travolto dalle fake news online, al punto di stravolgere gli equilibri della politica mondiale.» I genitori di Sophia se la ridono, questo fenomeno li ha molto colpiti e per quanto si sforzino di non essere giudicanti verso tanti loro coetanei che ci sono caduti con tutte le scarpe, spesso si ritrovano a ironizzare su di loro. Cloto continua «i nativi digitali sono molto più in grado di noi di distinguere le informazioni che trovano su internet, spesso sono molto meno ingenui e vulnerabili di noi, ma siamo sempre noi, che nativi digitali non siamo, a dire alla tv se è giusto o non è giusto dare il voto ai sedicenni. Queste generazioni mi sembrano avanti anni luce rispetto alle scorse, i movimenti che sono riusciti a creare lo dimostrano, la consapevolezza di molti di loro sui temi di cui parlava Sophia è sorprendente, come possiamo continuare a trattarli da bambini? Anche la formulazione che viene proposta dai media ci parla di quanto saremmo sempre noi a concedere loro il diritto al voto, mi piacerebbe che il verbo ‘dare’ venisse sostituito da ‘estendere’. Dunque, se vogliamo estendere il diritto di voto ad altre fasce della nostra popolazione, ma siamo preoccupati del loro livello di informazione, del loro spirito critico, del loro interesse, non possiamo far altro che stimolarlo e interrogarli continuamente su cosa pensano e cosa chiedono. Io penso che se sapessero di poter influire, anche quelli che adesso sembrano disinteressati, prenderebbero maggiormente sul serio la loro partecipazione attiva.» 

Come sempre Cloto aiuta a rimettere in ordine i pensieri di tutti, aggiunge le sue considerazioni e come se fosse una magia li tiene insieme portandoli sempre un passettino più avanti; gli spettatori, questi tre amici sinceri, restano in silenzio quei secondi di troppo che testimoniano la loro contemplazione, il ripetere in testa quello che hanno ascoltato, cercando di trattenerlo un momento di più, per evitare che sfugga via, per sempre, come tutte le cose che sentiamo senza ascoltare. Lo sguardo profondo di Cloto sul mondo è lo stesso che si intravede nei suoi occhi scuri, che si posano incessantemente su ciò che desta la sua curiosità, come api sui fiori; quegli occhi si rivolgono ora alle loro facce silenziose, per rompere il silenzio e segnalare che il tempo è scappato, finito, andato, come Cenerentola dovrà correre via prima che sia troppo tardi.

Prima di dormire Sophia ha voglia di scrivere sul suo diario, la giornata è stata piena di tempo in compagnia, tutto è andato per il meglio nell’incastrarsi della sua vita con quella degli altri, nonostante ormai passi più tempo con se stessa che con le altre persone e non sempre sia facile mettersi in relazione. Alla fine della sua pagina finisce per chiedersi «ma dov’è l’uovo e dov’è la gallina? Viene prima il fatto che io abbia delle cose da dire e che mi interessano o il fatto che mi sono sempre sentita ascoltata e presa in considerazione senza troppi giudizi? In una famiglia più desiderosa di impartire lezioni dall’alto o fatta di persone maldestramente concentrate su di sé, cosa ne sarebbe stato di me?» in fondo alla pagina, mentre continua a pensare e non ha più voglia di scrivere, ripassa qualche frase in grassetto: ASCOLTATECI E FATECI LE DOMANDE GIUSTE!

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