Libertà per Nicoletta Dosio,

Il movimento NoTav chiede Libertà per Nicoletta Dosio

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Nell’ennesimo giorno di primavera trascorso in casa (per i posteri: vedi Emergenza Covid-19 del 2020), Sophia si ritrova al balcone a respirare il profumo degli alberi in fiore e ad ammirare i colori della nuova stagione illuminati dalla luce arancione del tramonto. Il solito “paesaggio” le si propone da uno dei pochi punti di osservazione della realtà che le sono concessi: la finestra della sua camera. In un giorno come tanti, nel solito momento passato a guardare il sole che viene giù, l’occhio di Sophia cade su un manifesto sul quale è disegnato il volto di una simpatica signora, su uno sfondo nero di una notte piena di stelle. Al collo della signora c’è un fazzoletto sul quale Sophia riconosce il simbolo dei No-Tav, i suoi capelli sono rossi, ha il pugno sinistro alzato e di fianco a quel pugno si legge: «Libertà per Nicoletta Dosio». 

Sul Movimento NoTav Sophia sa poco e niente, ma spesso alle manifestazioni le capita di intravedere quel simbolo tra i tanti presenti e questo glielo fa percepire come un movimento amico: «se scende in strada per le mie stesse battaglie, non può che essere amico», dice tra sé e sé. La libertà per Nicoletta Dosio sembra essere un tema che in questo momento li impegna molto, visto che il risultato di una rapida ricerca per immagini fa comparire più volte la faccia di questa signora dai capelli rossi e i volantini con la richiesta di libertà per Nicoletta Dosio. In men che non si dica la serata di Sophia diventa completamente dedicata alla scoperta del Movimento NoTav, d’altronde la quarantena è anche questo, tempo infinito da riempire, a volte improvvisando, e dalle improvvisazioni nascono spesso cose interessanti. 

1) Come nasce il movimento NOTav

Intervallata solo dalla cena, la ricerca è intensa, lunga e corposa e fa sorgere un sacco di domande apparentemente insolubili; ma le domande non devono spaventare, le aveva detto qualcuno un giorno di qualche tempo prima, quando sorgono bisogna dargli da mangiare con i propri pensieri, anche se sono in conflitto tra loro. Di domande in conflitto, effettivamente, ne compaiono parecchie allo scoprire che il Movimento NoTav nasce per opporsi alla costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità, che dovrebbe collegare le città di Torino e Lione (vedi TAV Torino-Lione); un’idea apparentemente ragionevole e piena di promesse per tanti, anche considerando che incentivare le linee di trasporti sostenibili, di modo da abbandonare i trasporti che inquinano di più, è una cosa che a Sophia sembra più che giusta. Resta da capire come mai è nato un intero movimento per opporvisi e una signora di mezza età dai capelli rossi si trova in carcere, con i suoi compagni che all’esterno insistono: «Libertà per Nicoletta Dosio».

Scavando ancora un poco Sophia rintraccia le origini di tutto: il progetto risale agli anni ‘90 e sembra essere una grande promessa per tutti, nel contesto delle decisive svolte dell’Unione Europea (vedi Trattato di Maastricht). Una linea ferroviaria ad alta velocità che collega l’Italia e la Francia è considerata necessaria per lo sviluppo dello scambio di merci all’interno del territorio europeo ed è fortemente voluta da tutti gli stati membri, in particolare dai capi di stato francese e italiano. Il progetto non è semplice e risulta molto costoso: prima di stabilirne la fattibilità bisogna analizzare l’impatto ambientale che avrebbe, l’effettivo guadagno economico e di benessere per la popolazione europea. Parallelamente al procedere del progetto Tav, Sophia legge delle proteste e della nascita del Movimento NoTav, in un incrocio di dati che le fa venir voglia di fare uno schema, come se dovesse preparare un’interrogazione. Proprio in contemporanea alle prime rilevazioni necessarie a stabilire la realizzabilità del progetto, le persone che abitano la valle interessata dai lavori si uniscono in proteste e manifestazioni volte a mostrare un dissenso che negli anni diventa sempre più corposo, strutturato, politicizzato e vario, andando a ingrossare le fila di un Movimento NoTav che chiama presto in causa non solo gli abitanti della Val di Susa. 

In principio le proteste nascono quando avvengono i primi espropri forzati, cioè quando le zone interessate dai lavori vengono forzatamente comprate dallo Stato per realizzare l’opera, considerata di pubblica utilità. Ovviamente, come accade quasi sempre, le persone che subiscono questo esproprio forzato si oppongono, di solito si tratta di pochi, quei pochi che devono arrendersi all’interesse dei molti; ma inaspettatamente questa volta le cose vanno in un altro modo: si attiva una catena di solidarietà che coinvolge tante e tante persone, come una macchia d’olio che a partire dai luoghi espropriati raggiunge tutti i paesi limitrofi e alla fine inonda la valle; nasce così il Movimento NoTav. Scavare un tunnel non è una cosa di poco conto, le conseguenze riguardano una zona limitrofa sufficientemente grande da unire tante persone che ne subirebbero i danni; gli abitanti della valle individuano infatti subito una quantità di rischi notevole, in particolare per l’impatto che questi lavori avrebbero sull’agricoltura della valle e per lo stravolgimento dell’ecosistema in cui vivono, lavorano, coesistono.

2) Dalle proteste al tavolo di confronto

Dopo alcuni anni, per via delle numerose manifestazioni che diventano dei veri e propri scontri tra cittadini e forze dell’ordine con feriti e danni gravi, lo Stato crea un tavolo di confronto, chiamato Osservatorio, dove si possa far discutere e confrontare il Movimento NoTav e lo Stato, siamo nel 2006. Quando apprende questa notizia Sophia è confortata, nello scorrere delle informazioni spera in una svolta positiva che potrebbe arrivare da questo confronto tra i sindaci dei Paesi interessati dai lavori (molti dei quali eletti proprio perché proponevano di opporsi alla Tav) e lo Stato. Tuttavia sembra che questo tavolo di confronto non abbia la possibilità di portare buoni frutti e, pur andando avanti dal 2006 fino ad oggi, viene criticato dalla maggior parte della popolazione della Valle che si oppone all’opera (vedi qui la storia dell’Osservatorio), che non si sente sufficientemente rappresentata in quella sede.

Archiviato il tema Osservatorio con delusione, ormai a tarda sera, Sophia prosegue la ricerca cercando di arrivare al momento clou in cui si inizi a parlare della libertà per Nicoletta Dosio, ma tra una pagina e l’altra incappa inevitabilmente in una serie di grafici e tabelle che contengono dati sull’utilizzo di quella che viene chiamata “linea storica”. Sin dall’inizio Sophia aveva letto che questa Tav doveva andare ad ampliare una linea di trasporti già esistente: una linea ferroviaria e una autostradale che corrono lungo il tunnel scavato nell’800 per collegare l’Italia e la Francia (vedi traforo ferroviario del Frejus). Dunque un collegamento tra queste due nazioni esisteva già quando la TAV è stata pensata, ma per decidere di costruirne un’altra ci saranno stati motivi più che validi, pensa. Eppure a guardare le tabelle e i grafici Sophia capisce che ora come ora tutta la merce che necessita di transitare tra l’Italia e la Francia riesce a farlo tranquillamente attraverso l’attuale linea ferroviaria, che ha anche migliorato la sua percorribilità con degli interventi fatti negli anni tra il 2003 e il 2011, tali da abbattere il trasporto tramite camion e mezzi inquinanti sulla linea autostradale. Questi dati sono stati confermati dai governi italiano e francese, anche l’Osservatorio li conferma.

Ma allora perché costruire un’altra linea scavando un altro tunnel di 50 km tra Susa e Maurienne, andando a rischiare dissesti idrogeologici e causando gravi conseguenze all’agricoltura della valle, come confermano tutti gli studi scientifici e le rilevazioni effettuate? 

Sophia prosegue la ricerca e si accorge che tra il 2011 e il 2012 la situazione in Val di Susa si è scaldata di nuovo un bel po’, come mai? In quegli anni le pressioni da parte dello Stato per terminare gli accertamenti sul suolo e sulla possibilità di scavare il nuovo tunnel si fanno più forti e frequenti. Gli accordi presi in Europa hanno delle scadenze e se si vuole usufruire dei fondi stanziati bisogna rispettarle. Per questo si verificano di nuovo scontri molto violenti: c’è la cittadinanza da una parte che continua a occupare le zone interessate dai lavori per impedirne lo svolgimento, le forze dell’ordine dall’altra che devono garantire gli intenti dello Stato. Nonostante gli scontri e la tensione sociale fortissima, nel 2012, complice anche il fatto che ci fosse un governo tecnico politicamente sganciato dalle volontà dell’elettorato, viene firmato l’accordo bilaterale in base al quale si stabilisce di proseguire i lavori e viene approvato un progetto definitivo. Sembra proprio che non si torni indietro…

3) I processi, le condanne e la storia di Nicoletta Dosio

Dopo un po’ di tempo passato in chat e su Instagram Sophia riprende la ricerca da una domanda che le balena in mente: quanta gente è stata arrestata per queste manifestazioni? Nel 2013 risultano aperti circa 100 fascicoli sulle proteste, nello stesso anno è in corso un maxiprocesso in cui una cinquantina di imputati NoTav rispondono alle accuse di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale (vedi qui le informazioni principali sul maxiprocesso). Ed è proprio seguendo le notizie di quegli anni che Sophia ritrova il nome di Nicoletta e la possibilità di scoprire come si è arrivati a quel manifesto sotto la sua finestra che dice: «Libertà per Nicoletta Dosio». 

La storia che la riguarda e che in qualche modo l’ha portata fino al carcere è la storia di una manifestazione, di un’azione di boicottaggio ad essere precisi, considerando che spesso il Movimento NoTav si trova a combattere contro un nemico che ha tantissime risorse: lo Stato. Nel maggio del 2012 insieme ad altri (circa 300 partecipanti) Nicoletta, tra le fondatrici del Movimento NoTav, manomette l’ingresso all’autostrada della Val di Susa Torino-Bardonecchia e lascia che le macchine entrino senza pagare al casello. La sua partecipazione diviene oggetto di accuse e condanna perché stava inequivocabilmente mantenendo uno striscione sul quale si leggeva: «Oggi paga Monti» (il riferimento è all’allora Presidente del Consiglio Mario Monti, firmatario del progetto e dell’accordo per l’avvio dei lavori della Tav Torino-Lione), la magistratura aveva infatti deciso di dare la responsabilità civile dell’azione di boicottaggio a chi distribuiva volantini e diffondeva slogan. I processi in Italia, si sa, sono molto lunghi, e la condanna per Nicoletta arriva ormai nel 2019: 1 anno di carcere. I 365 giorni di reclusione iniziano il 30 dicembre, quando viene prelevata dalla sua abitazione dopo aver rinunciato alla possibilità di scontare la pena agli arresti domiciliari. Da quel giorno il Movimento NoTav e tutte le realtà affini avanzano una sola e unica richiesta: «Libertà per Nicoletta Dosio».

4) Lettere dal carcere

Da quando è in carcere Nicoletta scrive molte lettere, che indirizza ai compagni della lotta contro la Tav, quei compagni che da fuori rivendicano «libertà per Nicoletta Dosio». Leggere le parole di questa donna colpisce molto Sophia, a sole 24 ore dall’ingresso nel Carcere delle Vallette di Torino scrive: «Sto bene, sono contenta della scelta che ho fatto perché è il risultato di una causa giusta e bella, la lotta NoTav che è anche la lotta per un modello di società diverso e nasce dalla consapevolezza che quello presente non è l’unico dei mondi possibili». Sophia ritrova in queste parole una motivazione molto più grande del semplice non volere un tunnel nella propria valle, non volere i danni alla propria agricoltura, non volere le conseguenze del dissesto idrogeologico a casa propria; si tratta di pensare secondo regole nuove, diverse, che al profitto che deriva da floridi commerci contrappongono qualcos’altro. Nicoletta è una professoressa di greco in pensione e Sophia non può fare a meno di chiedersi cosa deve essere stato sedere tra i banchi insieme a lei, se l’immaginario di un altro mondo possibile è stato tra le mura della sua classe. Nel leggere ciò che scrive dal carcere delle Vallette nota l’uso di queste parole: «compagni e compagne» dice sempre all’inizio delle sue lettere; non le indirizza al marito dunque, non agli amici, non ai parenti, ma alla comunità NoTav e spiega che essere compagni significa spezzare insieme (dal latino cum panis) il pane dell’esistenza e della lotta. A questi compagni dice: «La solidarietà che può salvarci è quella che sa farsi coscienza critica, ribellione attiva al sistema di cui la mia vicenda non è che una cartina di tornasole: il tribunale che impugna le bilance della legge è l’altra faccia della guerra all’uomo e alla natura». Nella sua vicenda, che è appunto una tra tante, Nicoletta sembra vedere un’occasione per portare alle sue estreme e ingiuste conseguenze una giustizia che le sembra riproporre la dinamica oppressi-oppressori, la stessa che riguarda il rapporto tra uomo e natura. Il tribunale che la condanna sottolinea l’ingiustizia di aver danneggiato lo Stato tramite la sua azione di boicottaggio, ma non quella che viene subita da chi è costretto a ribellarsi: «La mia carcerazione non è che l’atto finale, sancito dai tre livelli di giudizio che hanno derubricato a reato una giusta e doverosa protesta sociale, decretando anni di carcere non solo a me, ma a ragazze e ragazzi, i migliori dei nostri giovani. Ora, chiusa in questa cella tocco con mano l’ingiustizia e l’inutilità del carcere, la cui unica vera funzione è quella del controllo sociale, sugli ultimi, su chi non ha voce […] Qui tutto è pena, deprivazione di diritti, irrazionalità, tanto più sviante, quanto più subdola: un mondo al contrario in cui si vaga nel vuoto. […] Vi è la giustizia sociale la vera alternativa al carcere, l’unica prevenzione veramente efficace … Il resto sono buone, inutili intenzioni: poco più che parole al vento della prepotenza di sempre.»

“Oltre ogni montagna si trova una valle e al di là di ogni problema c’è una soluzione.”

5) NoTav o SìTav?

Dopo queste letture a Sophia viene voglia di confrontarsi con Cloto; è molto tardi ormai, chissà se è ancora sveglia, prova con la videochiamata, due squilli e risponde: «Mi prendi giusto alla fine del mio film del venerdì», le dice dall’altra parte del video, sorridente e pensosa come sempre, le racconta un po’ di cosa parlava e di come si sia gustata la sua tisana sul divano e poi le chiede: «tu cosa hai fatto stasera?»

S: «Ah mi sono imbarcata in un’impresa parecchio lunga, tutto è iniziato con il solito tramonto dal balcone e ora mi ritrovo con la testa in Val di Susa»

C: «In Val di Susa? Cosa sei andata a fare fin lì?»

S: «Cercavo Nicoletta Dosio»

C: «E l’hai trovata?»

S: «Decisamente sì.»

C: «So che è in carcere da qualche mese…»

S: «Già, ora è a casa in verità, agli arresti domiciliari per via dell’emergenza del Coronavirus, ma leggere le sue lettere dal carcere è stato emozionante! È così determinata questa donna, mi ha fatto capire come in una singola battaglia ci sono tutte le altre. Mi ha colpito molto il fatto che ripete più volte “In realtà l’unica colpa imputabile al Movimento NoTav è un grande merito: veder chiaro nella notte e l’agire di conseguenza”.»

C: «In Italia l’opinione pubblica è molto divisa sulla Tav, da quando è stato approvato l’avvio dei lavori definitivi nel 2016 in Piemonte si sono susseguite manifestazioni dei Sì-Tav (30.000 persone a dicembre 2018) e quelle dei NoTav (70.000 persone pochi giorni dopo). Ma la potenza delle proteste che vanno avanti da 30 anni rende necessaria una presa di consapevolezza sui suoi rischi. Poi penso che lo stare da una parte o dall’altra riguardi la priorità che si dà alle cose.»

S: «È quello che mi ritrovo a pensare anche io, dopo aver tanto cercato mi sono resa conto che la violenza delle proteste è parecchio critica, ma anche che è in atto un conflitto in cui non è possibile una terza via d’uscita tra il sì e il no. Io mi sono fatta l’idea che insistere nel non voler realizzare il tunnel e tutti i lavori significa stare dalla parte dell’ambiente, rinunciare al profitto, ma accorgersi che le vite delle persone che abitano lì contano, insieme all’ecosistema di tutte le montagne. Mi è molto dispiaciuto pensare a quanto in là si sia dovuto andare per impedire che la decisione presa da pochi rovinasse le vite di molti, ma mi ha fatto anche capire che quando si parla di tanti soldi non si è molto disposti ad ascoltarsi e questo mi ha fatto riflettere.»

C: «Sai che Erri De Luca le ha scritto, mentre era in carcere in piena emergenza sanitaria? Dopo ti giro il link della lettera, è uno scrittore che mi piace tanto, la sua citazione che preferisco dice così: “Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle. Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.”»

La chiacchierata finisce e la giornata è ormai conclusa, Sophia si addormenta leggendo la lettera di Erri De Luca, scritta gridando insiema a tanti «Libertà per Nicoletta Dosio»:

«Eccoci ai giorni che dichiarano scaduto l’inverno. Tu sei reclusa e per misteriosa solidarietà si è chiuso in casa un popolo intero. Girano poche ruote, il nord emigra al sud, i balconi abbandonati si riempiono di famiglie affacciate. Non si sente parlare neanche un economista, tutto il potere e tutta la parola ai medici. Io sto sul mio campo e vedo il progresso delle gemme sugli alberi. Mi piace che in italiano la parola Gemma valga anche come pietra preziosa. Così la primavera è una gioielleria a cielo aperto per tutti i suoi ammiratori. Qui le persone si usano la cortesia di evitarsi. Da voi nelle celle non c’è neanche lo spazio per girarsi. Ai malati di polmonite manca l’aria che voi dovete respirare in molte. Le prigioni strapiene sono diventate per sovraccarico di pena, dei laboratori del soffocamento. Ma la tua vallata, per la quale ti sei battuta e per la quale sei in prigione, continua a produrre e a soffiare ossigeno politico, quello che sorge all’interno di una comunità che serra i suoi ranghi, convoca le assemblee, riempie le strade e dà diritto di cittadino a chi è trattato da suddito di un feudatario. La vostra valle, occupata come provincia ribelle, continua a fare ostacolo allo stupro del suo territorio. La tua calma inflessibile e intransigente è quella della tua comunità. Si manifesta quando un popolo si sveglia

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