Socrate è il filosofo che dà inizio alla Scuola di Atene, il suo motto è "so di non sapere"

Socrate inaugura la Scuola di Atene

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Socrate è senza dubbio uno dei filosofi greci più famosi, seguendo la rivoluzione operata dai Sofisti, egli interrompe la ricerca dei filosofi naturalisti e inaugura la Scuola di Atene; essa, in quanto Accademia e luogo di insegnamento della filosofia verrà aperta da Platone, ma possiamo dire che Socrate inaugura la Scuola di Atene perché è il primo anello di una piccola catena che lega i tre filosofi più importanti dell’Atene classica. Socrate infatti fu maestro di Platone, che a sua volta fu maestro di Aristotele.

Socrate non scrisse nulla, per cui la ricostruzione del suo pensiero e della sua vita è il frutto di uno studio comparato delle fonti, cioè di tutti quegli artisti e quei pensatori che riportarono aneddoti su di lui e provarono a tramandarne il pensiero. Ne troviamo descrizioni principalmente nelle opere dello storico Senofonte; nell’opera Le Nuvole del commediografo Aristofane; in numerosi dialoghi di Platone, suo discepolo, e nelle opere di Aristotele. Considerando che Socrate inaugura la scuola di Atene, per ricostruire la sua filosofia si fa riferimento principalmente ai dialoghi platonici, di cui è spesso protagonista, e alle considerazioni di Aristotele; ma solo guardando tutte le fonti insieme si è stati in grado di recuperare un profilo abbastanza fedele della sua vita, della sua persona e del suo pensiero. 

Socrate nacque ad Atene nel 470 a. C. e morì nella stessa città nel 399 a. C. dopo essere stato condannato a morte dal tribunale della città. Studiò filosofia presso Anassagora e si allontanò da Atene per tre volte, dovendo combattere nell’esercito ateniese. Si tenne lontano dalla vita politica della città, era sposato con una donna di nome Santippe, dalla quale ebbe due figli. Il suo carattere era scontroso e bizarro, o almeno doveva così apparire a chi lo incontrava, perché Socrate era abituato a portare scompiglio nella città. Siccome intendeva la ricerca filosofica come un esame incessante di sé e  degli altri, affrontava ogni discorso portando l’interlocutore a dubitare delle sue certezze. Il filosofo è per Socrate colui che lotta contro il senso comune ed egli aveva preso questa lotta come una missione; per questo insegnava senza farsi pagare e non lo faceva in un luogo preciso, ma ogni volta che ne aveva l’occasione, intavolando discorsi con gli altri cittadini; è per questo che era chiamato “il tafano degli Ateniesi”, sempre intento a infastidirli con domande continue, volte a mettere in discussione le presunte certezze di ognuno e della città.   Dopo aver influenzato con i suoi insegnamenti un’intera generazione di ateniesi, Socrate fu denunciato da tre giovani democratici, particolarmente legati ai valori della rinata democrazia ateniese (che aveva subito la parentesi del regime oligarchico dei Trenta Tiranni). Le accuse che Meleto, Anito e Licone gli imputarono nel denunciarlo erano due: Socrate non riconosce gli dèi tradizionali della città e corrompe i giovani allontanandoli dai valori della cultura ateniese. Rispetto al processo, Platone e Aristofane ci restituiscono una visione molto diversa: se Platone presenta Socrate come martire della storia della filosofia, vittima di accuse ingiuste, Aristofane lo descrive come un truffatore che rivolta i figli contro i padri e pratica riti iniziatici lontani dalla religiosità classica. Si capisce come la peculiarità del carattere e dell’azione di Socrate ha attirato accuse e fraintendimenti, che lo condussero al processo. Una volta ritenuto colpevole dal tribunale, pur potendo pagare una multa o andare in esilio, scelse la condanna a morte e bevve la cicuta, un veleno mortale, mostrando fedeltà totale alle leggi della città e agli ateniesi, nonostante quelle stesse leggi lo condannassero a morire.

1. L’ironia e la maieutica arti dell’autocoscienza

La filosofia è per Socrate ricerca e dialogo sui problemi dell’uomo, questo rappresenta un punto di vicinanza con la filosofia dei Sofisti; difatti da parte di Socrate non c’è alcun interesse per le indagini legate all’origine del cosmo e alla natura, che invece avevano avviato la ricerca dei primi filosofi (vedi la ricerca dell’arché). Socrate aveva fatto suo il motto dell’oracolo di Delfi, che pure era inciso all’entrata del più importante tempio per la religione greca, dedicato ad Apollo e situato a Delfi; esso recitava Conosci te stesso (gnōthi seautón). Dunque per Socrate nell’uomo risiede la verità e l’indagine filosofica deve essere rivolta all’anima dell’uomo; nell’introdurre così il tema dell’autocoscienza Socrate inaugura la Scuola di Atene, che riserverà all’anima dell’uomo una grande attenzione. 

La premessa alla ricerca della verità nell’anima dell’uomo è il non-sapere, cioè il riconoscere che ciò che si crede di sapere può essere messo in discussione, ma anche che la conoscenza umana ha dei limiti invalicabili, per cui ci sono verità che non è in grado di affermare o dimostrare (come i Sofisti è agnostico sulle questioni cosmologiche e ontologiche). Secondo quanto raccontato dalle fonti antiche, Socrate venne indicato dall’oracolo di Delfi il più sapiente tra gli uomini e da allora egli considerò che sapiente è soltanto chi sa di non sapere, perché egli riconosceva di non sapere. 

Considerando che l’oggetto di indagine della filosofia socratica è l’uomo, il non-sapere è solo il primo passo per indagare meglio, cercare di sapere, ricercando la verità. Questo ci permette di capire come Socrate usasse due tecniche importantissime che erano l’ironia e la maieutica. La prima è intesa come arte del dissimulare, la tecnica del gioco di parole con cui Socrate giunge a mostrare alla persona che ha di fronte l’inconsistenza delle sue convinzioni; inizialmente, mostrando di non sapere, Socrate chiede al suo interlocutore di spiegargli ciò che sa, la teoria di cui si dice sapiente, in un secondo momento lo riempie di domande portandolo necessariamente a dubitare delle sue certezze. L’ironia di Socrate ha il nobile scopo di liberare la mente da convinzioni malfondate, per invogliare alla ricerca del vero. Proprio questa ricerca è legata alla tecnica della maieutica che è letteralmente l’arte di far partorire: Socrate si ritiene ostetrico delle anime, poiché aiuta l’uomo a far emergere la verità che ha dentro di sé. Si vede come egli rimane coerente con la sua affermazione di non sapere: non pretende infatti di insegnare una verità che conosce e sente di padroneggiare, ma spinge l’uomo a conquistare la verità intraprendendo un percorso personale di autocoscienza. La sua funzione di maestro è quella di guidare un percorso di autoeducazione, che deve necessariamente passare da un iniziale dubbio, riconoscimento di false verità per potersi mettere alla ricerca di verità più fondate grazie al proprio intelletto.

2. Ricerca dell’Essenza: la verità come concetto inaugura la scuola di atene

La caratteristica più importante del pensiero socratico, che fa emergere come Socrate inaugura la Scuola di Atene, è che la verità viene intesa come concetto universale. Stando alle testimonianze di Platone e Aristotele, l’indagine socratica prendeva sempre la forma di un dialogo, un botta e risposta fatto di domande brevi e precise (brachilogie) che puntavano alla definizione del “che cos’è” (in greco tì ésti); ogni indagine filosofica dunque partiva dalla domanda “che cos’è?”. Per capire meglio prendiamo l’esempio della definizione della virtù: Socrate chiede al suo interlocutore, perché glielo insegni, “che cos’è la virtù?”, l’interlocutore propone delle definizioni quali “la virtù è partecipazione alla vita della città” o “virtù è rispettare le leggi”. A questo punto Socrate mostra come queste risposte siano sì validi esempi di comportamenti virtuosi, ma non definiscono la virtù.

Ciò a cui vuole giungere l’indagine filosofica è il concetto di virtù, che sia in grado di definirla in quanto tale andando oltre l’apparenza, cioè i comportamenti virtuosi. Nel chiedere “che cos’è la virtù?” ci si chiede dunque “qual è l’essenza della virtù?”. Questo aspetto è fondamentale per sostenere che Socrate inaugura la Scuola di Atene, ma bisogna evitare di attribuire a Socrate pensieri e teorie che sono state proprie di Platone e di Aristotele e non riconducibili a lui.

Se la ricerca dell’essenza, la necessità di una definizione, introducono alla Teoria delle idee che svilupperà poi Platone, l’indagine socratica non giunge mai alla definizione che cerca: tutti i dialoghi platonici che riportano i botta e risposta e la ricerca della definizione universale, infatti, non giungono mai a una risposta da parte di Socrate. In secondo luogo, se Aristotele fa bene ad attribuire a Socrate l’inaugurazione del metodo induttivo (ragionamento che dal particolare giunge all’universale) e la scoperta del concetto, ovvero l’universale, Socrate non ha mai inteso la definizione come una forma di sapere assoluto, capace di rispecchiare entità metafisiche.

Trattando questi aspetti del pensiero socratico è utile individuare nella sua figura non solo una svolta nel pensiero classico occidentale, considerando che a partire dai suoi spunti la Scuola di Atene svilupperà delle teorie destinate a non morire mai, ma anche un anello di congiunzione tra ciò che lo precede e ciò che lo segue. Socrate, infatti, mostra di avere dei punti di contatto sia con i Sofisti che con Platone e Aristotele. Come abbiamo visto, condividendo con Protagora la vita dell’Atene democratica, porta avanti la rivoluzione filosofica che aveva messo al centro l’uomo abbandonando la ricerca dell’arché; inoltre, come i Sofisti, riconosce i limiti della conoscenza umana, non pronunciandosi su verità universali e riconoscendo di non sapere. Tuttavia, la necessità di accedere a una definizione concettuale mostra una tensione verso il Vero che vuole evidentemente allontanarsi dal relativismo concettuale estremo, cui la sofistica era giunta a partire dallo scetticismo e dall’agnosticismo dei primi sofisti. 

3. Il Bene è dentro ogni uomo: la morale nel pensiero socratico

Nel pensiero greco la virtù è un valore fondamentale, se ne trova infatti traccia nei poemi omerici, nelle tragedie, nelle commedie e nel pensiero di tutti i filosofi. Questo concetto greco di virtù indica il modo migliore di comportarsi nella vita, la maniera ottimale di essere uomo, cui ognuno tende cercando l’aiuto degli dèi. Tuttavia, prima della rivoluzione compiuta dai Sofisti, la virtù veniva considerata come qualcosa di dato, un dono garantito dalla nascita o dagli dèi. Il nuovo concetto di cultura intesa come paidéia (vedi Sofisti), cioè formazione globale dell’individuo, inaugura l’idea che virtuosi non si nasce, ma si diventa. Socrate è completamente d’accordo con questo orizzonte concettuale e sostiene che la virtù è una faticosa conquista. 

Seguendo il metodo della maieutica e del ragionamento induttivo si giunge a considerare ciò che è giusto e ciò che è bene, dunque ogni uomo può conoscere razionalmente il bene dentro di sé. La virtù è intesa da Socrate come conoscenza del bene, sapere razionale al quale ogni uomo ha accesso attraverso l’intelletto: per conoscerla è necessario analizzare la propria anima, riflettere costantemente sull’esistenza, magari affidarsi a un maestro che possa guidarci nel cammino di autocoscienza ed autoeducazione. Coincidendo questo percorso con la filosofia, Socrate sostiene che ogni uomo è filosofo.  

Questa posizione viene definita intellettualismo socratico, volendo intendere con questa espressione che la morale di Socrate coincide con il sapere razionale, tanto da sostenere che chi conosce il bene non può non farlo. Il filosofare, inteso come l’uso della ragione per conoscere se stessi e la verità, diviene così la missione dell’uomo, ciò che lo rende veramente tale e che potenzia la sua esistenza rendendolo realizzato e quindi felice. L’ultimo aspetto di questa dimensione interiore scandagliata dalla filosofia di Socrate, che rimarrà centrale in Platone e Aristotele come analisi del funzionamento dell’anima, è la presenza di un Demone che Socrate dice di avere dentro di sé. Questa figura, assimilabile a una presenza divina o altrimenti alla voce della coscienza, è la guida verso il bene che lo consiglia di volta in volta e lo rende sicuro delle sue scelte. Infatti, per Socrate le molteplici virtù altro non sono che espressioni di un unico bene universale, del quale questo Demone è una specie di custode. Da questa concezione Platone partirà per sviluppare la sua Teoria delle Idee e poi Aristotele da essa progredirà ancora: nell’essere anello di congiunzione tra il passato e il futuro, Socrate inaugura la Scuola di Atene.


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