Platone sistema il mondo delle idee

Platone parte terza: le modifiche al mondo delle idee

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Una volta pensato, il mondo delle idee per cui Platone gode di una fama intramontabile, sembra avere qualche problema che un pensiero filosofico coerente e intento alla ricerca della verità non può ignorare. Abituato a mettere costantemente in discussione le risposte ottenute, come il maestro Socrate gli aveva insegnato, nell’ultima fase della sua vita Platone sistema il mondo delle idee, per chiarire qual è il rapporto tra il mondo delle idee e il mondo sensibile e anche qual è la natura delle idee. I dialoghi della maturità e quindi del terzo periodo del suo pensiero [vedi Secondo Periodo e Primo periodo] sono principalmente 8, in essi Platone sistema il mondo delle idee cercando di risolvere i quesiti che la sua stessa dottrina aveva messo in essere. Questi 8 dialoghi sono quindi fondamentali per completare la conoscenza della dottrina delle idee, la cui teorizzazione cambierà il corso della storia della filosofia per sempre. I dialoghi in cui Platone sistema il mondo delle idee sono intitolati Parmenide, Teeteto, Sofista, Politico, Filebo, Timeo, Crizia, Le Leggi.

1. Quali sono i problemi del mondo delle idee

Ricapitolando quanto già spiegato a proposito della dottrina delle idee vediamo che Platone aveva inizialmente pensato al rapporto tra le idee e le cose di 3 tipi: imitazione (le cose imitano le idee); partecipazione (le cose molteplici partecipano all’unità dell’idea); contenimento (le cose contengono le idee avendone gli attributi). L’interlocutore che non a caso intravede dei problemi in questo rapporto è Parmenide, il cui nome intitola uno dei dialoghi in cui Platone sistema il mondo delle idee. I problemi che emergono nel Parmenide sono sostanzialmente due e riguardano entrambi l’unità dell’idea: 

1. Se è vero che l’idea è unica e in sé perfetta e unita, come fa a contenere per partecipazione tutte le cose molteplici, senza diventare essa stessa frantumata in tante parti e dunque molteplice? 

2. Se si ha un’idea ogni volta che si considera una molteplicità di oggetti, accomunati da qualcosa che li unisce nell’idea (immaginiamo l’idea di casa che contiene tutte le caratteristiche delle case particolari), si creerà una terza idea che accomuna la molteplicità degli oggetti e insieme la loro idea. Considerando ancora questa terza idea + la precedente idea + la molteplicità degli oggetti = si avrà una quarta idea. Così, questo ragionamento può continuare potenzialmente all’infinito ed è talmente in grado di mettere in discussione la logica platonica da essere celebre come argomento del terzo uomo.

Questi problemi nascono tutti in seno alla logica parmenidea che afferma: «solo l’essere è, il non-essere non è» [vedi qui]. Risulta evidente che la dottrina delle idee, non concependo l’Essere unico a cui si richiamava Parmenide per poter affermare che «il non-essere non è», richiede una messa in discussione della logica parmenidea. Platone non è disposto a rinunciare alla molteplicità delle idee, tuttavia, stando a quanto dice Parmenide, se le idee sono tante ognuna di esse non-è l’altra e quindi diventerebbe non-essere, dunque non esisterebbe più. Impossibilitato a stare nella logica parmenidea che esclude la molteplicità delle idee, Platone sistema il mondo delle idee negando le tesi di Parmenide che egli definisce «maestro terribile e venerando». Questa negazione è nota nella storia della filosofia come “parmenicidio”, ovvero l’uccisione simbolica di Parmenide, che Platone compie inaugurando una nuova logica. 

2. Platone sistema il mondo delle idee: le idee sono molteplici, l’Essere è possibilità

Potremmo vedere nel Teeteto un dialogo di passaggio che conduce inevitabilmente al parmenicidio: affrontando in esso il tema della conoscenza, Platone dimostra che gli è impossibile rinunciare alle idee. Infatti, rimanendo nel regno della percezione delle apparenze e della soggettività umana, nel Teeteto si dimostra che non è possibile avere scienza, cioè non si ha nessuna conoscenza dimostrabile. Dal Teeteto si giunge così al Sofista, in cui Platone commette l’omicidio di Parmenide, affermando la molteplicità delle idee e dell’Essere e spiegando l’esistenza del non-essere

Il contenuto principale del dialogo Sofista è la teoria dei generi sommi, Platone intende con essi delle grandi categorie-attributo alle quali le idee partecipano, concepite come cinque forme dell’essere. Le idee, infatti, sono e la loro partecipazione a queste forme dell’essere lo dimostra. Secondo la teoria dei generi sommi, ogni idea appartiene a ognuno dei primi 3 generi sommi, mentre ha la possibilità di appartenere o al quarto o al quinto: 

  1. ESSERE: ogni idea è, quindi rientra nel genere dell’essere
  2. IDENTICO: ogni idea è identica a se stessa ma non è identica alle altre idee
  3. DIVERSO: essendo ogni idea distinta dalle altre è diversa dalle altre idee, dunque le appartiene il genere del diverso
  4. QUIETE: ogni idea ha la possibilità di stare in se stessa come identità autonoma
  5. MOVIMENTO: ogni idea, se non è in quiete, può entrare in rapporto con le altre

Grazie all’introduzione dei generi sommi Platone sistema il mondo delle idee: difatti spiega il non-essere inserendo la categoria del “diverso” e salva la molteplicità delle idee. La logica parmenidea concepiva un Essere unico e perfetto in sé concluso che coincideva con la verità, ma il mondo delle apparenze di Parmenide, stando ai frammenti in nostro possesso, non era in contatto con questo Essere, evidentemente frutto di un impeccabile procedimento logico razionale. Platone, al contrario, intende creare e mantenere un forte rapporto tra il mondo della percezione e il mondo delle idee, dando certamente più consistenza ontologica alle idee che alle cose, ma spiegando che la realtà in cui viviamo deriva dal mondo delle idee ed è compito dell’uomo elevarsi alla conoscenza dell’Essere

La ridefinizione dell’Essere rende possibile il ribaltamento della logica parmenidea e l’uccisione del maestro, tanto che nel Sofista alla teoria dei generi sommi e grazie ad essa, segue una nuova formulazione di ciò che l’Essere è: «è qualunque cosa si trovi in possesso di una qualsiasi possibilità di agire o di subire, da parte di qualche altra cosa, anche insignificante, un’azione anche minima anche solo per una sola volta» (Sofista 247c). 

In questo modo Platone afferma che non solo le idee sono molteplici, ma l’Essere stesso è molteplice, esso è possibilità e contiene tutto ciò che può entrare in relazione con qualcos’altro. Ne è prova il fatto che il nulla, essendo incapace di stare in relazione con qualcosa che esiste, non è. 

3. Con la dialettica e il demiurgo Platone sistema il mondo delle idee

La nuova definizione dell’Essere e delle idee, grazie alla teoria dei generi sommi, porta Platone a definire il procedimento logico di dimostrazione della verità grazie alla strutturazione della dialettica. Se nei dialoghi del secondo periodo la dialettica figurava come scienza delle idee, nei dialoghi della maturità Sofista e Politico troviamo la messa a punto del procedimento dialettico che conduce alla verità razionale. Giungiamo dunque alla conclusione di un lungo percorso, inaugurato da Socrate con la ricerca del concetto (il “che cos’è”tì ésti), e compiuto dal suo allievo con la messa a punto del ragionamento dialettico, basato sull’esistenza delle idee. 

L’arte dialettica parte dal presupposto della possibile comunicazione tra le idee; tuttavia non tutte le idee sono in rapporto con le altre, ma soltanto alcune sono combinabili tra loro e altre no. Pensare dialetticamente, usare cioè la scienza delle idee, significa per Platone definire un’idea mediante un processo che divide ogni idea in due possibili “sottoidee” e procede scegliendo una sola delle due possibilità; successivamente ancora viene divisa l’idea scelta in due “sottoidee” e così via. Tale ragionamento dicotomico termina nel momento in cui si giunge a un’idea indivisibile. 

Vediamo nel concreto come funziona la dialettica di Platone: una tesi di partenza viene definita nel dettaglio per poterla verificare, fino a giungere a un’idea finale che conferma la definizione di partenza, oltre a definirla. Facciamo ora un esempio di procedimento dialettico cercando di definire la filosofia partendo dalla tesi iniziale che essa è un attività.

FILOSOFIAATTIVITÀ→ MANUALE O INTELLETTUALE→ STUDIA LE IDEE O LE COSE FISICHE → LE IDEE VALORI O LE IDEE MATEMATICHE

Si vede come, partendo dalla definizione di filosofia come attività, si giunge con la dialettica a definirla come attività intellettuale rivolta a conoscere le idee valori. Ogni “sottoidea” è stata a sua volta divisa nel processo dialettico fino a quando non si è giunti a un’idea finale che definisce la tesi di partenza. [N.B. Bisogna stare sempre attenti a non confondere le idee con i concetti, soprattutto in questa fase di studio della dialettica, che potrebbe portarci a pensare che siano la stessa cosa. Platone concepisce i concetti come contenuti mentali dell’uomo, che in quanto tali devono avere una corrispondenza nella realtà, ai concetti corrispondono le idee, che godono di realtà ontologica propria, esistono come le cose, anzi più delle cose. Vedi in dottrina delle idee]

L’ultimo e fondamentale elemento che serve perché Platone sistemi il mondo delle idee è il rapporto con il mondo delle cose, che abbiamo visto essere centrale a partire dal mito della caverna. Lo sforzo di Platone, nei dialoghi del terzo periodo, è quello di dare una consistenza organica all’insieme di mondo delle idee e mondo delle cose, finora in contatto solo per mezzo dell’uomo e del suo processo di conoscenza. Per quanto la centralità dell’essere umano caratterizzi la filosofia dalla rivoluzione dei sofisti, ereditata prima da Socrate e poi da Platone, nell’ultimo periodo della sua riflessione Platone si concentra sulla realtà indipendentemente dall’uomo, tanto da pensare a una coincidenza tra i numeri e le strutture della realtà. Questo ultimo risvolto, che avvicina Platone ai pitagorici, sembra essere centrale nell’ultimissima fase del suo pensiero, nota nella storia della filosofia come periodo delle dottrine non scritte, i cui contenuti ci sono in parte tramandati da altri filosofi (ad esempio Aristotele). La connessione tra il mondo delle cose e il mondo delle idee la troviamo nel dialogo intitolato Timeo e nella narrazione del mito del Demiurgo; vediamo che, come per il percorso di conoscenza, Platone decide di introdurre il Demiurgo tramite la narrazione mitologica, di modo da rendere più intuitiva questa novità del suo pensiero. Il Demiurgo è una figura che opera a favore degli uomini per dare alla realtà materiale l’ordine e la perfezione che egli realizza guardando alle idee come modello, è un artefice dotato di intelligenza e volontà che fa da mediatore tra i due mondi. Il Demiurgo platonico non crea la realtà, ma le fornisce l’”anima del mondo” ordinandola a immagine e somiglianza delle idee; il mondo senza l’opera del Demiurgo esiste, ma è caos informe e materia priva di vita, che esiste necessariamente e liberamente senza senso. Solo l’opera del Demiurgo le fornisce senso, riordinando l’esistente secondo i 4 elementi principali già introdotti da Empedocle (terra, acqua, aria e fuoco), che sono riconducibili alle figure geometriche, a loro volta ridotte a realtà numerica. Per spiegare l’esistenza dell’imperfezione nel mondo materiale e del male, Platone teorizza che l’Artefice divino trova nella materia delle resistenze durante la plasmazione che creano le imperfezioni e i mali del mondo. L’introduzione del Demiurgo cambia sicuramente l’assetto della dottrina delle idee, dando al cosmo un senso ulteriore e chiarendo il rapporto tra il mondo delle idee e il mondo delle cose, uscito da quel dualismo che li rendeva incomunicanti. L’esistenza del Demiurgo, artefice divino dotato di intelligenza e volontà, viene presentata da Platone come ipotesi verosimile, necessaria a spiegare l’esistenza di ciò che percepiamo e conosciamo come uomini, viene narrata tramite il mito perché possa essere compresa intuitivamente e facilmente dai suoi allievi e dai suoi lettori.

4. La teoria politica dalla Repubblica alle Leggi

La nuova configurazione del mondo delle idee tramite la teoria dei generi sommi, insieme alla strutturazione secondo un ordine matematico della realtà, ha dei risvolti notevoli anche nelle teorie platoniche riguardanti la morale e la politica. Nel momento in cui Platone sistema il mondo delle idee, l’idea del Bene proposta nella Repubblica richiede delle modifiche, la sua natura era infatti simile all’Essere parmenideo in quanto idea suprema e oggettiva che rende conoscibili tutte le altre idee. Nel dialogo intitolato Filebo Platone ripropone la discussione sul Bene, interrogandosi però su che cos’è il bene per l’uomo; vedremo come da questa ridefinizione deriva anche una nuova considerazione della società giusta. Nel Filebo il bene per l’uomo è identificato nella misura: poiché la vita dell’uomo non è né propriamente animale né propriamente divina, il bene si baserà sulla giusta misura tra intelligenza e piacere. L’indagine del dialogo si sposta dunque sulla definizione di questa misura o giusto mezzo, giungendo a vedere nell’intelligenza ciò che dà limite al piacere, permettendo la realizzazione del giusto mezzo. La virtù viene a coincidere con la scienza della misura, basata sulla struttura numerica che il filosofo inserisce nella sua dottrina, ponendola alla base della realtà. Giunge in questo modo al termine il cammino iniziato da Socrate che puntava a fare della virtù una scienza, infatti Platone la definisce come scienza della misura, limite agli eccessi. Questo concetto di misura ha dei risvolti diretti anche nella teoria politica di questo terzo periodo dell’elaborazione filosofica di Platone, infatti nel dialogo Politico l’arte del reggitore dei popoli è proprio quella della misura, cioè la capacità di trovare il giusto mezzo, ovvero ciò che è opportuno o doveroso nelle azioni umane. Ma la centralità data all’essere umano nella realizzazione della comunità perfetta, che caratterizzava la Repubbica viene superata da Platone anche in campo politico. Nella Repubblica era infatti la natura dell’anima umana a stabilire a quale classe appartenesse il singolo e a strutturare la società, l’indole caratteriale e l’educazione erano garanzia del mantenimento della giustizia [vedi qui].

L’ultima opera platonica si dedica dunque al problema delle leggi, individuando in un codice ben scritto la sola garanzia alla realizzazione della giustizia in società. Il dialogo si intitola proprio Le Leggi ed è stato pubblicato dall’allievo Filippo di Opunte dopo la morte del maestro; secondo quanto scritto da Platone, il codice di leggi è in grado non solo di comandare l’uomo realizzando bene e giustizia, ma anche di educarlo convincendolo della bontà dei suoi stessi contenuti. Il fine delle leggi sarà dunque quello di promuovere nei cittadini la virtù, che continua a identificarsi con la felicità a partire dall’intuizione di Socrate. A garantire l’osservanza delle leggi Platone mette un organo chiamato «consiglio notturno», chi ne fa parte supervisiona la vita collettiva e garantisce che le leggi vengano rispettate; questo organo prende il posto dei filosofi re che nella Repubblica erano centrali, così come viene meno nell’ultima opera politica la divisione in classi sociali: ogni cittadino deve essere educato a tutte le virtù tramite le leggi. Resta comunque la strutturazione molto forte dei compiti che ognuno deve assumere in società per contribuire al suo mantenimento e l’impostazione statalista che è propria del pensiero politico di Platone. Ma così come nella Repubblica sorgeva la domanda su chi avrebbe controllato i filosofi, che avevano un potere praticamente illimitato, così per Le Leggi viene da chiedersi cosa si ponga a garanzia della loro giustezza. Per rispondere a questa esigenza Platone inserisce una religione di Stato che fa coincidere le divinità con gli astri (il sole , la luna, le stelle). L’esistenza di un ordine cosmico cui corrisponde l’ordine delle cose del mondo, garantito dall’azione del Demiurgo che ordina a modello del mondo delle idee, è alla base delle leggi e garantisce fino in fondo la realizzazione del bene e della giustizia, l’uomo dotato di sapienza religioso-filosofica sull’ordine divino del mondo e della sua struttura matematica, sarà anche colui che garantisce il rispetto delle leggi. L’ultima teorizzazione di filosofia politica di Platone è dunque il tentativo finale di portare nella tormentata realtà materiale vissuta dagli uomini l’armonia e l’ordine dei cieli. 


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