Triangoli simbolo della perfezione per i pitagorici, incastrano 10 punti

Pitagora e i pitagorici

image_pdfScarica il PDFimage_printStampa l'articolo

Sulla figura e sulla vita di Pitagora ci sono molte leggende che gli attribuiscono una sapienza straordinaria e nascosta. Egli fondò diverse scuole in Magna Grecia [qui dettagli e cartina] con connotati religiosi e politici, che seguivano regole comuni rispetto allo stile di vita e alla gestione delle cose materiali; coloro che ne facevano parte si chiamavano pitagorici in quanto suoi seguaci e consideravano Pitagora il depositario di una sapienza divina. Secondo quanto si tramanda, egli diceva di derivare la sua sapienza direttamente dal Dio Apollo, avendo appreso da lui per bocca di una sacerdotessa del tempio di Delfi. 

La prima scuola venne fondata a Crotone da Pitagora, molte altre scuole di pitagorici si diffusero in Magna Grecia (corrispondente all’odierna Italia del Sud) e avevano una grande importanza nella gestione della comunità di cui facevano parte, spesso infatti gestivano il potere politico. Non sempre i pitagorici erano ben visti, incontrarono anche forti opposizioni dalle comunità cittadine. In particolare, quando nelle città greche dell’Italia Meridionale presero vita movimenti democratici, vennero distrutte le istituzioni a carattere aristocratico fondate dai pitagorici e molti di loro furono costretti a fuggire.

1. Pitagora di Samo [570 – 496 a.C. circa]

Pitagora nacque a Samo, un’isola nella Ionia [qui dettagli e cartina] e si trasferì nelle colonie della Magna Grecia intorno al 530 a.C.. Non scrisse nessuna opera filosofica ed è per questo difficile attribuire direttamente a lui le dottrine appartenenti ai pitagorici. La maggior parte delle testimonianze che abbiamo sul pensiero filosofico di Pitagora di Samo e dei pitagorici le troviamo nei dialoghi di Platone (filosofo della scuola di Atene). 

Pitagora sostiene che l’anima trasmigra dopo la morte in corpi di altri uomini o di animali, questa teoria viene chiamata metempsicosi. Per Pitagora il corpo è come una prigione per l’anima ed è compito della filosofia liberarla, insieme a pratiche di vita quotidiane che conducono l’anima alla salvezza. È per questo che i pitagorici praticavano riti purificatori e seguivano regole ascetiche (vedi significato qui ).

2. Pitagora, i pitagorici e la centralità del numero

La scoperta che dobbiamo senza dubbio a Pitagora o in generale ai pitagorici è che tutte le cose del mondo sensibile sono misurabili e quantificabili. Essi affermano che tutte le cose sono fatte di numeri e proprio nel numero individuano l’arché [ vedi la ricerca dell’arché ]. Il numero è dunque la sostanza che accomuna tutto ciò che esiste ed è composto da un insieme di unità, il numero 10 è il numero perfetto.

Dopo aver individuato nel numero l’essenza delle cose (arché), i pitagorici spiegano la realtà sulla base di una contrapposizione tra numeri. La concezione dualistica del mondo si basa sulla contrapposizione fondamentale tra pari e dispari:

  • NUMERO PARI→ illimitatezza, imperfezione, male
  • NUMERO DISPARI→ limitatezza, perfezione, bene

Tuttavia, secondo Pitagora e i pitagorici, nel mondo non c’è uno stato di guerra dovuto alla contrapposizione delle cose, ma al contrario gli opposti sono conciliati da un principio di armonia che si esprime principalmente grazie alla musica. Così come l’armonia musicale risulta dagli elementi che compongono lo strumento, l’armonia dell’anima umana dipende dalla composizione armonica ed equilibrata di tutte le parti del corpo. 

Anche nella morale l’armonia ha un ruolo centrale, essendo la giustizia il mantenimento di equilibrio per cui si remunerano meriti uguali con uguali compensi e si puniscono colpe uguali con uguali pene. La giustizia viene definita come un numero quadrato, ossia un numero moltiplicato per se stesso. 



image_pdfScarica il PDFimage_printStampa l'articolo
Nessun Commento

Scrivi un commento