Il mito della caverna

Il mito della caverna

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Nel dialogo intitolato Repubblica, uno dei 5 dialoghi della maturità in cui Platone elabora la dottrina delle idee (vedi qui), si trova uno dei più celebri racconti della storia della filosofia, noto come mito della caverna. Giunto infatti alla trattazione filosofica della teoria della linea, che spiega come l’uomo attraversi diversi gradi di conoscenza a partire da ciò che gli appare nel mondo sensibile, per elevarsi verso la verità filosofica, Platone decide di proporre una trattazione allegorica dello stesso tema attraverso il mito della caverna, che si trova nel libro VII del dialogo. Si vedrà come questo racconto fa riferimento alle più importanti novità e teorizzazioni del pensiero platonico, riferendosi ad esse per mezzo di allegorie che analizzeremo nell’illustrazione del mito della caverna.

Proprio all’inizio del libro settimo Platone introduce il mito per approfondire il tema appena proposto dell’educazione, riservata nella sua utopia alle classi superiori dei governanti e dei guerrieri, in quanto elemento fondamentale perché facciano il bene della comunità, andando oltre il proprio interesse. La conoscenza e la politica sono strettamente connesse, a dimostrazione di come l’intento primario che ha spinto Platone a filosofeggiare, non venga mai meno nel suo percorso di teorizzazione filosofica; difatti Platone aveva fondato ad Atene l’Accademia, viaggiato in Sicilia e abbandonato l’idea della carriera politica, per realizzare la giustizia in società (vedi qui la vita di Platone). Il mito della caverna serve a Platone per esemplificare con un racconto quello che è il percorso riservato all’uomo che intraprende il cammino della conoscenza e che, tramite l’educazione, giunge a conoscere la verità

1.Gli uomini prigionieri nella caverna

Platone chiede al suo interlocutore Glaucone di immaginare una caverna sotterranea in cui gli uomini sono incatenati e costretti a guardare solo davanti a sé, ciò che compare sul fondo della caverna, «fin da fanciulli, incatenati gambe e collo, sì da dover restare fermi e da poter vedere soltanto in avanti, incapaci, a causa della catena, di volgere attorno il capo». Questi uomini vedono riflesse sul muro delle ombre, esse corrispondono a delle statuette che sporgono da un muro situato alle spalle degli uomini prigionieri, tali statuette raffigurano tutti i generi di cose. Dietro il muro si muovono, senza essere visti, i portatori delle statuette, dietro i quali brilla un fuoco che rende possibile con la sua luce il proiettarsi delle immagini sul fondo. In questa situazione i prigionieri pensano che le ombre proiettate sul muro siano la sola realtà esistente.

2.Il prigioniero liberato

Platone propone di immaginare che uno dei prigionieri si liberi dalle catene, «costretto improvvisamente ad alzarsi, a girare attorno il capo, a camminare e levare lo sguardo alla luce»: voltandosi egli si accorge delle statuette e capisce che esse, non le ombre, sono la realtà. Una volta libero tale prigioniero ha però l’occasione di alzarsi e proseguire le sue scoperte, andando non solo dietro il muro, ma risalendo all’apertura della caverna e uscendo dalla stessa.

3.Il mondo fuori dalla caverna

Lo schiavo liberato si ritrova abbagliato dalla luce del sole fortissima che illumina gli oggetti fuori dalla caverna, per questo li guarderà inizialmente riflessi nelle acque o illuminati dalla luce notturna degli astri. Si accorge dunque che non solo le ombre erano prive di realtà, ma le stesse statuette erano imitazioni delle cose contemplate fuori dalla caverna. Dopo un primo periodo, abituatosi alla nuova luce, l’uomo sarà in grado di contemplare le cose illuminate dal sole e di guardare il sole stesso riconoscendolo come fonte di conoscenza, esso infatti illumina le cose, altrimenti non conoscibili nella loro bellezza e perfezione.

4.Il ritorno nella caverna

Il mito della caverna si conclude inaspettatamente con il ritorno nella caverna da parte del protagonista, inizialmente liberatosi dalle catene. Nonostante egli voglia rimanere a contemplare la perfezione e la bellezza di ciò che ha scoperto fuori dalla prigione, sente il dovere di tornare indietro per liberare gli altri suoi compagni e svelargli la verità che ha scoperto. Tuttavia, tornando, si ritrova ad essere spiazzato dal buio che regna nel mondo da cui è partito, i suoi occhi sono incapaci di vedere le ombre e per questo i compagni lo deridono, non credono a ciò che prova a dimostrare e si ritrovano addirittura infastiditi dal suo tentativo di liberarli, per questo alla fine lo uccidono.

5.Spiegazione delle allegorie

Ognuna delle immagini utilizzate da Platone nel mito della caverna, trova una corrispondenza di significato nella dottrina delle idee, spieghiamo una alla volta le allegorie per comprendere come il racconto serva a Platone per esempificare la sua teoria rivoluzionaria.

  • la caverna oscura→ il mondo sensibile
  • gli schiavi incatenati→ gli uomini inconsapevoli dell’esistenza del mondo delle idee, convinti che il mondo sensibile sia tutta la realtà esistente
  • le catene→ le passioni, gli istinti, le parti meno razionali dell’anima che tengono lontano l’uomo dalla verità
  • le ombre→ ciò che appare al primo livello di conoscenza detto immaginazione (eikasia
  • le statuette→ gli oggetti del mondo sensibile conosciuti nel secondo grado detto credenza (pistis)
  • il fuoco→ il principio fisico con cui i primi filosofi spiegarono le cose (vedi qui arché)
  • la liberazione dello schiavo→ l’azione dell’educazione e della filosofia che portano conoscenza. Si vede come la liberazione nel racconto appare casuale, una cosa che succede senza preavviso, proprio perché la conoscenza cambia la nostra condizione personale, ci allontana dalle vecchie opinioni e dall’istinto che ci tiene legati ad esse.  
  • il mondo fuori dalla cavernail mondo delle idee
  • le immagini riflesse e illuminate dagli astri→ le idee matematiche oggetto del grado di conoscenza detto ragione discorsiva (dianoia
  • il sole→ l’idea del Bene che tutto rende possibile e conoscibile
  • il ritorno nella caverna→ la missione del filosofo di condividere con gli altri uomini la conoscenza della verità, tramite l’educazione
  • l’uccisione del filosofo→ il destino che viene riservato ingiustamente a chi si offre di liberare gli uomini dalle loro passioni, che li tengono incatenati alla non verità del mondo apparente. Tale destino è quello che la città di Atene aveva riservato a Socrate, il maestro di Platone processato e condannato per la sua attività di educazione verso i giovani. 

6.Conclusioni

Il mito della caverna occupa poche pagine nel dialogo intitolato Repubblica ma contiene in sostanza tutta la dottrina delle idee di Platone, mostrando quanto sia importante l’educazione e il percorso di crescita che ogni uomo è in grado di compiere, se viene liberato dalle sue catene. Tuttavia, se Socrate aveva sostenuto che ogni uomo è filosofo, vedendo in ognuno l’esistenza della verità da scovare in se stessi, Platone teorizza la divisione in classi sociali, sostenendo che la predisposizione dell’anima, a seconda della parte che predomina, rende possibile o meno il percorso di elevazione fino al mondo delle idee. Ciò che il mito della caverna dimostra, è la centralità della politica in tutto il pensiero platonico: si potrebbe pensare che la sua teoria filosofica sia principalmente incentrata sugli aspetti gnoseologici, ma tutta l’elaborazione della dottrina delle idee serve ad ottenere la realizzazione della giustizia tra gli uomini. Infatti il mito dimostra che soltanto ritornando nella caverna l’uomo avrà compiuto la sua educazione e sarà veramente filosofo. È nel mondo sensibile che c’è bisogno di filosofi governanti o governanti divenuti filosofi, consapevoli dell’esistenza del mondo delle idee, ma dediti a realizzare i valori perfetti nel mondo sensibile.

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