Cartina della Grecia e delle sue colonie, Ionia sulla destra

Gli Ionici di Mileto e la ricerca dell’arché

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I primi filosofi che si dedicarono alla ricerca dell’arché sono noti come Ionici di Mileto, vissero nella città di Mileto che a quei tempi faceva parte di una larga regione denominata Ionia, in cui c’erano diverse città collegate ad Atene per motivi commerciali e politici. La zona di cui parliamo corrisponde alle coste occidentali dell’odierna Turchia, che affacciano sul Mar Mediterraneo [qui dettagli e cartina]. Con la locuzione Ionici di Mileto ci si riferisce a tre filosofi di cui abbiamo poche testimonianze, ma che si succedettero in questa terra, dedicandosi alla ricerca dell’arché, ovvero cercando la risposta a una comune domanda: qual è l’origine delle cose? [vedi qui la ricerca dell’arché

1. La ricerca dell’arché: Talete e l’acqua 

Talete visse tra il 650 e il 550 a.c. circa, fu un uomo molto importante per la sua comunità, che infatti lo ha celebrato e ricordato tramandandoci notizie sulla sua esistenza. Talete fu un uomo politico, ingegnere, astronomo e commerciante. L’osservazione delle stelle lo portò a predirre un’eclissi solare nel 585 a.C..

Talete è stato protagonista di un episodio che spesso si racconta per sottolineare che i filosofi sono poco concentrati sulle cose che accadono intorno a loro, perché troppo impegnati a pensare alle cose astratte. Platone (un filosofo che visse ad Atene un paio di secoli dopo) racconta questo episodio dicendo che una volta Talete cadde in un pozzo, tanto era impegnato a guardare il cielo piuttosto che la terra; una serva tracia che vide la sua caduta si prese gioco di lui. È probabile che Talete stesse osservando il cielo per le sue ricerche di astronomia.

Conosciamo la sua teoria filosofica grazie ad Aristotele che la racconta nel primo libro della sua opera intitolata Metafisica [Aristotele, Metafisica, I, 3, 983b, 20]. Talete pensa che l’arché [vedi qui la ricerca dell’arché] sia l’acqua: essa è ciò da cui tutto proviene e in cui tutto ritorna, ciò che accomuna tutte le cose che esistono e che ne costituisce l’essenza. Talete usa la parola ‘acqua’ nel tentativo di indicare qualcosa che non è esperibile con i sensi: non bisogna dunque pensare a ciò che intendiamo con ‘acqua’, ma a qualcosa che va oltre l’acqua che beviamo o che tocchiamo. Dobbiamo quindi astrarre dalla particolarità dell’acqua e pensare a una caratteristica che non troveremo mai nel mondo sensibile e che pure appartiene a molte cose che esistono: “l’acquaticità”.  

2. La ricerca dell’arché: Anassimandro e l’ápeiron 

Anassimandro, come Talete, visse a Mileto e fu un importante uomo politico, oltre che esperto di astronomia, visse tra il 610 e il 540 a.C. circa. Anassimandro fu il primo a scrivere un’opera di filosofia in Grecia; nella sua opera, intitolata Intorno alla natura si trova per la prima volta la parola ‘arché’ usata per indicare il principio da cui tutto ha origine e l’essenza delle cose [vedi qui la ricerca dell’arché]. 

Nella teoria filosofica di Anassimandro, il principio di tutte le cose è qualcosa di indefinito, indeterminato, infinito, da cui tutto ha origine e in cui tutto si dissolve, esso si chiama ápeiron. Questo principio, che rappresenta la sostanza di cui sono fatte tutte le cose, non le contiene in sé in quanto definite e separate le une dalle altre; in esso gli elementi non sono ancora distinti. 

Le cose nascono dall’indefinito (ápeiron) definendosi, c’è quindi una separazione che avviene ogni volta che qualcosa nasce (immaginiamo una tazza di acqua che viene riempita dall’infinito e indefinito mare). Secondo Anassimandro questo atto di separazione è un’ingiustizia e per questo tutte le cose sono destinate a tornare nell’ápeiron per via di una legge divina che ristabilisce la supremazia dell’indefinito e infinito ápeiron.

3. La ricerca dell’arché: Anassimene e l’aria 

Anassimene visse a Mileto tra il 545 e il 525 a.C. circa, sappiamo poche cose sulla sua vita. La ricerca dell’arché [vedi qui] lo portò a individuale il principio, l’essenza di tutte le cose (arché), nell’aria, cercandolo come Talete in un elemento naturale concreto, dal quale poi astrarre la sua caratteristica di sostanza ed essenza comune a tutto ciò che esiste. Secondo Anassimene l’aria è la forza che anima il mondo e che governa il mutare di tutte le cose da una forma all’altra. In particolare i fenomeni della rarefazione e della condensazione, che producono il caldo e il freddo, sono alla base dell’esistenza di tutte le cose. 

Per rarefazione: da aria a fuoco

Per condensazione: da aria a vento → da vento a nuvola → dalla nuvola all’acqua → dall’acqua alla terra → dalla terra alla pietra.

VEDI ANCHE IN QUESTO SITO:

Pitagora e i pitagorici

Eraclito

Parmenide

Empedocle, Anassagora, Democrito

I Sofisti



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