Aristotele chiude il capitolo della Scuola di Atene

Aristotele: introduzione al pensiero e vita del filosofo

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Aristotele chiude il capitolo della Scuola di Atene

Scoprire come e come mai Aristotele chiude il capitolo della scuola di Atene ci porta a concludere la lunga storia iniziata da una semplice eppure profondissima domanda: “che cos’è?” (in greco tì ésti). Socrate aveva iniziato con questa domanda la sua ricerca della verità, inaugurando la nuova concezione che vede la verità stessa come concetto universale (vedi qui). Il suo allievo Platone, partendo da questa intuizione di “concetto universale” che contiene tutti i particolari, era arrivato a concepire  l’esistenza dell’idea in un mondo ultraterreno. Aristotele, a sua volta allievo di Platone, cercherà la risposta alla domanda del tì ésti nel mondo fenomenico. Dopo di lui, la ricerca filosofica si concentrerà sul sapere da un punto di vista nuovo e verrà meno la centralità del concetto, è per questo che possiamo dire che Aristotele chiude il capitolo della scuola di Atene. In questo articolo introduttivo al pensiero di Aristotele trovi l’elenco delle sue opere, la storia della sua vita, le caratteristiche che lo accomunano a Socrate e Platone e quelle che invece lo differenziano da loro.

1. Le opere e il pensiero di Aristotele

Le opere filosofiche di Aristotele sono solitamente distinte in due grandi blocchi, ognuno corrispondente a un pubblico e a un’attività filosofica distinta. Difatti Aristotele chiude il capitolo della scuola di Atene insegnando in città così come avevano fatto Socrate e Platone, ma il suo insegnamento risulta distinto in base al pubblico al quale si rivolge:

  • l’insegnamento specialistico è rivolto agli studenti della sua scuola (il Liceo) → vi corrispondono le OPERE ESOTERICHE (o acroamatiche)
  • l’insegnamento divulgativo è rivolto a un pubblico ampio esterno alla scuola → vi corrispondono le OPERE ESSOTERICHE

La filosofia di Aristotele fu nota per molto tempo dopo la sua morte tramite le sole opere essoteriche, fino a quando nel primo secolo a.C. non vennero sistemati in opere complete e diffusi gli insegnamenti interni alla scuola. Fu Andronico di Rodi, sommo maestro del Liceo fondato da Aristotele, che più di due secoli dopo si impegnò a sistemare e rendere divulgabili i suoi insegnamenti. 

Anche guardando alle sue opere notiamo come Aristotele chiude il capitolo della scuola di Atene , egli infatti continua ad usare la formula del dialogo per la divulgazione rivolta al pubblico esterno alla scuola, nelle opere essoteriche continua a presentare il pensiero filosofico come un percorso, in cui la domanda è centrale e in cui le conclusioni giungono per gradi, grazie al dubbio e alla continua messa in discussione. In questo si conferma il legame tra i tre grandi filosofi della Scuola di Atene, uno allievo dell’altro a partire da Socrate. Di questi scritti rimangono pochi frammenti, ma sappiamo che molti dei dialoghi di Aristotele avevano gli stessi titoli di quelli di Platone, come nel caso del Sofista, del Politico, del Convito; scrisse poi delle trattazioni in forma di dialogo intitolate Dell’anima, Della retorica, Sulla filosofia.

Per quanto riguarda le opere esoteriche o acroamatiche, esse sono state divulgate dividendole in 4 macroargomenti, seguendo l’operazione originaria di Andronico di Rodi. Di seguito si elencano le principali:

  • SCRITTI DI LOGICA (complessivamente chiamati Organon): Categorie (1 libro); Sull’interpretazione (1 libro); Analitici primi (2 libri); Analitici secondi (2 libri); Topici (8 libri); Elenchi sofistici. [vedi Qui gli scritti di Logica]
  • Metafisica (14 libri) [vedi qui la spiegazione della Metafisica]
  • SCRITTI DI FISICA, STORIA NATURALE, PSICOLOGIA: Lezioni di fisica (8 libri); Storia degli animali; Sull’anima; Parva naturalia. [vedi qui gli scritti di fisica]
  • SCRITTI DI ETICA, POLITICA, ECONOMIA, POETICA E RETORICA: Etica Nicomachea; Etica Eudemia; Grande etica, Politica (8 libri); Economia (2 libri); Retorica (3 libri). [li trovi cliccando Qui]

In questa classificazione delle opere aristoteliche, fatta nel primo secolo a.C. da Andronico di Rodi, si incontra la parola ‘metafisica’ per la prima volta nella storia della filosofia. Inventata per classificare le opere di Aristotele, la metafisica diventerà una branca della filosofia che accompagnerà il pensiero filosofico fino ai giorni nostri: essa è insieme la ricerca su ciò che esiste, su ciò che sottostà a ciò che esiste, sulle cause prime di ciò che esiste, sull’Essere perfetto che supera l’essere fenomenico (vedi qui la storia della metafisica). Andronico di Rodi trovò nei manoscritti la trattazione dei problemi universali della filosofia che riguardano la struttura comune ai diversi fenomeni, ritenne opportuno collocarla subito dopo gli scritti di fisica, classificò così l’opera chiamandola «trattazioni posteriori a quelle circa la natura», in greco tà metà tà fusikà, nacque così la parola ‘metafisica’. 

Ed è proprio la metafisica a mostrarci come Aristotele chiude il capitolo della scuola di Atene: la sua tensione verso la verità intesa come concetto mette il suo pensiero sulla linea dei suoi predecessori; tuttavia, come mostra il famoso affresco di Raffaello riportato anche in questo articolo e intitolato « La Scuola di Atene», a differenza di Platone che si rivolge ad un mondo ultraterreno, Aristotele cerca la verità nel mondo fenomenico. I due filosofi vengono rappresentati nell’atto di indicare gli oggetti del loro pensiero filosofico, centrali nella loro ricerca: se Platone si concentra sul mondo delle idee e indica con il dito il cielo, Aristotele ci mostra di stabilire che lo scopo della filosofia è la conoscenza dei fenomeni, volgendo la sua mano aperta verso il basso; inoltre, tale conoscenza diviene per Aristotele del tutto disinteressata, allontanandosi dalla centralità che avevano in Platone gli scopi politici ed educativi del sapere filosofico. 

Per comprendere il pensiero di Aristotele bisogna quindi partire da questo assunto per cui la sua filosofia sceglie di essere estremamente proiettata sui fenomeni e di ricercarne la cause prime, la metafisica è filosofia prima che contiene le definizioni generali di ciò che tutti gli enti hanno in comune, indaga la struttura e l’essenza della realtà senza fuggire dalla realtà stessa. In una delle opere di Aristotele troviamo la celebre frase in cui dice: «Sono amico di Platone, ma sono più amico della verità»; questo ci fa capire che esiste un distacco forte rispetto al passato, in cui ci si era allontanati dalla realtà fenomenica. Se Socrate aveva ricercato la verità nell’interiorità dell’uomo e Platone nel mondo delle idee dando alla realtà fenomenica un valore fallace, Aristotele vuole darle tutta la dignità che merita, indagandone a fondo le caratteristiche per trovare la verità universale, ossia quel concetto ricercato da Socrate tramite la domanda “che cos’è?” (in greco tì ésti).

Visto questo distacco nonostante il presupposto comune, possiamo dire che  Aristotele chiude il capitolo della scuola di Atene, senza dimenticare che la Scuola di Atene, ovvero Socrate, Platone e Aristotele hanno in comune questi tre assunti:

  1. La missione dell’uomo è quella di conoscere tramite la ragione.
  2. Il filosofo ricerca il concetto, ovvero una verità universale che contiene gli elementi particolari; egli organizza la realtà che percepisce riconducendola a principi primi.
  3. La mente dell’uomo è un libro, una tavola bianca sulla quale si scrivono le cose che si imparano.

2. La Vita di Aristotele

Aristotele nacque nel 384 a.C. a Stagira, una città lontana da Atene e dall’Attica, situata nella penisola calcidica. Il fatto che Aristotele non fosse ateniese ha influito sul suo modo di approcciarsi alla ricerca filosofica e anche sul distanziamento che vedremo esserci rispetto a Platone, egli non apparteneva alla classe aristocratica della città fin dalla nascita ed aveva quindi un approccio meno elitario. Aristotele fu allievo di Platone e frequentò l’Accademia per 20 anni (da quando ne aveva 19). Dopo la morte di Platone andò via dalla città e si trasferì ad Asso, dove creò una piccola comunità platonica e sposò la figlia del tiranno della città. Grazie al legame con questo tiranno, nel 342 a.C. fu scelto da Filippo II di Macedonia perché educasse il figlio Alessandro (che passerà alla storia come Alessandro Magno). Fu così che Aristotele visse a Pella per 13 anni, seguendo le vicende e primi successi di Alessandro Magno come suo consigliere, nel 335 a.C tornò però ad Atene dove fondò una scuola tutta sua: il Liceo. La scuola comprendeva un edificio, il giardino e anche una passeggiata che circondava il giardino detta peripato. In questi 10 anni di insegnamento filosofico ad Atene, Aristotele teneva delle lezioni sia le lezioni per i suoi allievi (scritti esoterici), sia dei discorsi dal contenuto filosofico rivolti al pubblico (scritti essoterici). In città era conosciuto come uomo saggio e punto di riferimento, anche se il suo legame con Alessandro Magno lo rendeva antipatico a chi malsopportava il dominio macedone. Difatti, quando Alessandro Magno morì nel 323 a.C. Aristotele dovette scappare da Atene, allo scatenarsi di una rivolta antimacedone in cui temeva di essere coinvolto. Così Aristotele fuggì nell’Eubea, dove visse gli ultimi 10 anni e dove morì nel 322 a.C. a 63 anni di età.


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